Margherita Romeo, attrice di talento
“Il corpo è il tempio dello spirito”

Abbiamo intervistato l’attrice Margherita Romeo, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare  davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, che contribuì a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso la “modella per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale di attrice?

Non era concepito né desiderato intraprendere la carriera di attrice finché non ho compiuto 22 anni.
Già facevo parte di laboratori teatrali, e già avevo lavorato in ambito semiprofessionale in teatro e in cinema, dai 15 ai 22 anni, ma avvicinarmi al teatro è stata una esigenza personale con obiettivi ”terapeutici” essendoci, di base, una certa timidezza nella mia personalità.
Col tempo, ho capito che la funzionalità terapeutica poteva andare di pari passo con la prospettiva professionale.

Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere napoletana?

La napoletanità è stata considerata, nel luogo dove mi sono formata ”accademicamente”, ovvero a Genova, una ”marcia in più ”.
All’ epoca non capivo bene perché, adesso mi rendo conto che forse, in effetti, ci sono delle ”qualità comuni ” tra coloro che sono nat* e cresciuta* a Napoli.

C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

Capita, certamente, di avere fatto delle scelte non ben ponderate nel percorso professionale, ma non ha senso rinnegare.

In Italia ci sono tante cose che, secondo me ,non vengono comprese riguardo il settore dell’ attorialita’ e dell’artisticita’ in generale: è un mestiere pari a tutti gli altri, e i diritti di noi lavoratrici e lavoratori andrebbero rispettati secondo le norme.
Invece, spesso anche da chi stesso esercita il mestiere, si tende a sminuire lo spessore e la funzionalità di questa arte e di questa professione.

 

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

Contrariamente, mi sento imbarazzata laddove la persona che mi dirige non mi spiega il motivo della nudità. Se il motivo non mi viene illustrato, non mi sento a mio agio a mostrare pubblicamente le parti ”intime” del mio corpo.
Il corpo, in generale, è il tempio sacro del nostro spirito e va rispettato innanzitutto da noi stessi.
Mi sono rifiutata di recitare integralmente nuda per un importante regista teatrale, non perché non mi fidassi della sua professionalità, ma perché non mi fidavo della funzionalità reale della nudità.
Nel caso in cui mi è stato chiesto di posare per il progetto ”Addosso”, la funzionalità della nudità era chiara, per cui non ho provato alcun imbarazzo.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo? 

Faccio un esempio che riguarda proprio il naturismo: Mi piace prendere il sole possibilmente nuda, laddove sono in in ambiente ”sicuro”.
Per sicurezza intendo: o che sono sola in quel luogo, o che sono con persone con cui ho confidenza, o al massimo che sto condividendo la nudità con individu* che non hanno altre intenzioni se non prendere il sole e fare il bagno nud* per il proprio benessere fisico e mentale.

Purtroppo, però, nel nostro paese , spesso la volontà di fare naturismo viene associata a chissà quale messaggio di particolare volontà di promiscuita’.

Sam Valenti

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