Abbiamo intervistato lo scrittore Carlo Kik Ditto, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, che contribuì a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. In seguito sarà il protagonista della locandina ufficiale “Le vittime di Dio” (foto di Umberto Averardi), in mostra all’Accademia. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso la “modella per un giorno”.
Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?
Il mio percorso professionale è nato per puro caso dopo la pubblicazione del mio primo libro. Non avevo mai pensato di poter fare il giornalista, eppure una testata giornalistica mi ha contattato per occuparmi di una rubrica a tema LGBTQA+ (legato al mio primo libro). Da lì ho iniziato il tirocinio per prendere il tesserino come pubblicista. Ad oggi sono cinque anni che sono giornalista tesserato.
Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere napoletano?
Non credo c’entri qualcosa essere napoletano.
C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Con il senno di poi non pubblicherei un libro senza fare l’editing, come ho fatto io “inventandomi” un diario rubato al protagonista, però è vero anche che la forza del libro sta proprio in quella particolarità. C’è chi non ha compreso l’idea e mi ha etichettato come sgrammaticato o peggio analfabeta.
La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. In quel caso sei la prima foto del libro, di spalle, con una frase “papale” addosso. Successivamente Mocciola ti ha scelto come “cover boy” della mostra “Le vittime di Dio”, all’Accademia di Napoli, dove compari completamente nudo, frontale, senza alcun filtro, in posa da martire nella locandina ufficiale dell’evento. Segno che, in entrambe le occasioni, l’autore ha puntato su di te come immagine potente d’apertura. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
Due belle esperienze rilassanti, nessun imbarazzo, anzi molto divertenti. Un corpo nudo non deve destare imbarazzo, e non deve essere perfetto per scatenare “fantasie” o per rappresentare l’arte in generale. Prima ero più attento alla forma fisica, alla palestra, adesso ci bado meno. Direi che non ci presto molta attenzione.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile?
Credo semplicemente che il corpo dell’uomo sia meno “armonioso” della donna, la nudità è più esplicita! Il problema è nella mente “peccaminosa” di chi lo guarda, non nel nudo.
Sam Valenti

