Eduardo Castaldo: “Il nudo maschile può essere poesia
L’Italia avrebbe ancora bisogno di Pasolini”

Abbiamo intervistato Eduardo Castaldo, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?
Sono sempre stata una persona abbastanza poliedrica. Tuttavia, da esteta assoluto, non ho mai perso di vista l’obiettivo del mio lavoro che è, appunto, coltivare bellezza. Per bellezza però non intendo una sterile contemplazione delle forme, quanto piuttosto la perfetta armonia tra cioʻ che abbiamo dentro e il mondo che ci circonda.
Dapprima mi sono laureato con lode in Lettere Moderne e in Linguistica Moderna, dopodiché ho seguito master e corsi di vario tipo nel mondo dell’estetica. Da moltissimi anni, oltre a lavorare come makeup artist e beauty specialist nel settore retail, sono assistente al medico estetico e al chirurgo plastico.

Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere napoletano?
Io sono nato in un comune che si chiama San Sebastiano al Vesuvio, ai piedi di uno dei vulcani potenzialmente attivi più pericolosi del pianeta.
Dal Vesuvio ho imparato tanto, molto di più di quello che avrei immaginato anni fa. Da quando vivo lontano dalla mia città ho sviluppato una sorta di heimatkunst e ho capito che il napoletano può andare via da Napoli, ma Napoli non va mai via dal napoletano.
Napoli ha un potere apotropaico, è una Mater Matuta che abbraccia i suoi figli in maniera profonda e impenetrabile.
Essere napoletani è uno stato dell’anima e significa, nei fatti, avere un’attitudine di stare al mondo che si discosta dal resto d’Italia.

C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Ci sono molte cose che, forse, non avrei dovuto fare ma non me ne pento. Cerco di essere clemente con me stesso e, con il tempo, ho imparato anche a perdonarmi i piccoli errori. L’alba del mio percorso professionale ha avuto inizio tanti anni fa da una promessa fatta a mia madre mentre moriva troppo presto tra sofferenze atroci a causa di un cancro. Più che a lei, promisi a me stesso che non avrei mai più permesso che nessun’altra donna, guardandosi allo specchio, non si riconoscesse nella sua identità, nella sua immagine.
L’espressione di mia madre quando si specchiava, durante la fase delle terapie oncologiche, non potroʻ mai dimenticarla. È una cosa che non ho mai accettato.
Cioʻ che è stato poco compreso è stato, senza alcun ombra di dubbio, proprio questo aspetto umanizzante del mio lavoro che è apparentemente molto superficiale. Viviamo nella società del consumo, dello scarto e non c’è spazio per narrazioni librocuoresche.

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

Ho provato imbarazzo perché con il mio corpo non ho mai avuto un buon rapporto, non mi piace. Se potessi plasmare la materia mi divertirei a distruggerlo per poi ricomporlo ogni volta, in un modo diverso.
È stata, peroʻ, un’esperienza edificante; il corpo ha un potere comunicativo davvero impattante.
Conservo un dolce ricordo di quegli anni, in cui non erano ancora à la page i falsi sillogismi politici che oggigiorno ruotano intorno al concetto di “uguaglianza”. La popolazione, in quegli anni, non era obnubilata e chi non rientrava nei confini di una visione eterocisnormata della società non veniva penalizzato quanto lo è oggi. La feroce e delirante critica al “politicamente corretto” che ormai sta sfuggendo di mano a tante persone, non aveva ancora fagocitato il nostro senso civico. E quindi di lì a poco il ddl venne approvato, ovviamente “stralciato” perché l’omofobia sembra non avere mai conosciuto una fine in questo Paese.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile? 
Non saprei, forse si.. c’è un atteggiamento vagamente abnegante rispetto a questo tema. L’estetica del corpo maschile è spesso un epifenomeno nella nostra società. Eppure Pasolini ha cercato di lasciarci una grande eredità in tal senso che, probabilmente, non siamo riusciti a cogliere efficacemente. Il pene in Pasolini è stato un emblema di rivoluzione culturale, ma anche di gerarchie politiche e sociali. Il pene simbolizza la libertà della classe proletaria che si pone in antitesi rispetto al fascismo.
Dovremmo tutti prendere esempio da lui perché è riuscito a rendere poesia anche le cose più impensabili.

Sam Valenti

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