Ken Loach affermava che il dovere di un regista è dare importanza all’anima dello spettatore. Oggi ho avuto il piacere di intervistare Marco Castaldi, regista del film “Nel bagno delle donne”, pellicola tratta dal romanzo “Se son rose” di Massimo Vitali, uscita in streaming a dicembre sul sito MioCinema e che approderà su SKY a marzo.

Chi è Marco Castaldi?
Sono un non più giovane regista, autore e producer di 36 anni. Sono un romantico e affronto la vita con entusiasmo, pensando che ogni lavoro sia il miglior progetto del mondo.

Nel tuo cammino artistico, quanto ti ha giovato dirigere Web Series?
Mi hanno permesso di sperimentare e di far arrivare i miei lavori ad un pubblico molto ampio. Il web è ricco di contenuti estremamente validi e come autore ti lascia una libertà incredibile. La mia prima webserie “Il Camerlengo”, che nel 2016 è stata votata come miglior serie italiana, e ha vinto premi in tutto il mondo, non sarebbe mai potuta essere distribuita su un canale generalista dato l’argomento, mentre è perfetta per un palcoscenico online.

Un tuo pregio e un tuo difetto in ambito lavorativo?
Sono un entusiasta, e di conseguenza un rosicone!

Cosa rende un regista unico?
Un bravo regista non si deve prendere troppo sul serio. Fare un film significa innamorarsi di una storia, e provare ad essere paziente fino a che ogni dettaglio della messa in scena non è al posto giusto.

Ci vuoi raccontare “Nel bagno delle donne”?
È un film sull’immaturità e sulla pigrizia della mia generazione. La deriva dei social e l’incapacità di affrontare i problemi rendono la storia circolare e tutto ciò che accade ai vari personaggi fa sì che continuino a sperare nelle scorciatoie.

C’è un film-maker a cui ti ispiri?
Sono un fan sfegatato di molti registi, e credo che ciascuno di loro mi abbia ispirato a suo modo. Dovendo citarne uno, ritengo che Sergio Leone sia inarrivabile sia per lo stile che per la poetica. È stato un regista in continua evoluzione per tutto il corso della sua carriera.

Quale opera letteraria (romanzo/fumetto) mai trasportata sul grande schermo ti piacerebbe dirigere?
Mi piacerebbe confrontarmi con l’ironia di Labadessa, trovo che le sue strisce raccontino benissimo le ansie e i problemi della quotidianità.

Ci racconti una curiosità accaduta durante la lavorazione del lungometraggio “Nel bagno delle donne”?
Il bagno del cinema è ricostruito nel Teatro 18 di Cinecittà. Negli ultimi giorni in cui siamo stati lì abbiamo avuto come vicini il reparto scenografia di Paolo Sorrentino che stava costruendo la Cappella Sistina per “The New Pope”. Facevano un casino pazzesco!

Come cambierà il cinema post-Covid? Si tornerà in sala, o le piattaforme on-line diventeranno la nuova “normalità”?
Stiamo perdendo il piacere dell’aggregazione, fatta eccezione per la birretta o la cena fuori; l’argomento è affrontato anche nel film. I cinema purtroppo avevano difficoltà a mantenersi già prima della pandemia, inoltre l’offerta online è così ampia che non c’è abbastanza tempo per vedere tutto.

Progetti futuri.
Tutti i miei lavori da regista sono prima di tutto intrattenimento. Vorrei fare un progetto che sia divertente, riflessivo, malinconico e che abbia un occhio sempre attento all’attualità.

In bocca al lupo Marco e un plauso al tuo talento.
Valerio Molinaro