L’incanto del Cyrano
tra poesia e introspezione

 

“Astronomo, filosofo eccellente. Musico, spadaccino, rimatore, Del ciel viaggiatore, Gran mastro di tic-tac, Amante — non per sè — molto eloquente. Qui riposa Cyrano Ercole Saviniano Signor di Bergerac, Che in vita sua fu tutto e non fu niente!”

Amore. Linguaggio. Poesia. Conflitto aspetto-interiorità. Quanto è di ardua comprensione l’essenza dell’amore?

Il Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand è un classico intramontabile, questo è certo. Uno di quei testi che parlano al cuore e alla ragione con infinita grazia e sapienza. Una di quelle opere che già solo il tentativo di cimentarsi nel disquisirne sembra vano per il timore di sminuirla con i limiti della nostra parola. Se a questa perfezione del testo originale si aggiunge una messa in scena impeccabile il risultato non può che essere folgorante e magnetico. È ciò che in questi giorni si è consumato al Cometa Off, la suggestiva cornice teatrale situata nel cuore di Testaccio. La compagnia DarkSide LabTheatre Company, guidata da Matteo Fasanella, qui regista e attore protagonista, ha dato vita a un concentrato di incanto e poesia, coniugando sapientemente una miscela magica di classicità e modernità. Sulle note della colonna sonora di Rush del compositore Hans Zimmer, il loro Cyrano conquista quella dimensione epica ed eroica che ci proietta nelle terre dell’immaginazione e della maestosità. Questa versione è fedele al testo originale ma innovativa nelle tecniche adoperate per trasmetterne l’essenza. Ad esempio, sfruttando un corpo illuminante in grado di produrre un effetto di proporzioni differenti e percezioni di lontananza e prossimità, su un velo sono proiettate  le ombre degli attori che simulano scene di guerra e azione richiamando l’effetto visivo del mezzo cinematografico. Grazie alla regia e alla riuscita delle interpretazioni uno strano incantesimo si propaga nella sala: un’immersione emotiva e sensoriale tipica dall’esperienza cinematografica annienta ogni distanza e i personaggi diventano più reali e vicini che mai. La quarta parete si dissolve come solo il grande teatro sa fare. Complici gli effetti scenici, i giochi di luce, gli spiazzanti attimi di oscurità che si impossessano della sala, i silenzi, la poesia delle parole e, non ultime, delle interpretazioni eccezionali. in particolare Matteo Fasanella e Virna Zorzan (anche aiuto regia) danzano verbalmente sul testo in versi con una grazia e spontaneità affascinanti. Si percepisce un assoluto rispetto del materiale interpretato, quasi una devozione alla sacra bellezza che si va a sfiorare. Anche a fine spettacolo durante gli applausi finali gli attori rimangono a loro modo concentrati, scossi dall’emozione provata, visibilmente commosi. Questa energia regala uno spettacolo intenso e poetico, che non si limita a una fedeltà testuale e scenica ma, metabolizzato il materiale preesistente, lo carica di una nuova inebriante vitalità, spalancando le porte della bellezza.

Il Cyrano de Bergerac si interroga sulla natura dell’amore, su cosa lo determina e muove, esplorando i desideri e le insicurezze di un animo nobile e talentuoso intrappolato in un corpo deriso e biasimato, non incline a ricevere amore. Cyrano è in tutto forte e sicuro di sé, coraggioso e incurante degli altri, ma in amore si sente più vulnerabile che mai, tanto da non riuscire a confidare alla donna dei suoi sogni il sentimento inarrestabile che lo lega a lei, a sua volta innamorata di un aitante giovane che poco conosce. Con il favore della notte, l’inganno della carta e la verità delle parole, Cyrano darà sfogo ai propri sentimenti senza rivelare se stesso e sacrificando ogni speranza concreta di ricevere quell’amore tanto agognato.

Questo adattamento a cinque personaggi del Cyrano di Bergerac penetra perfettamente nella psicologia dei protagonisti, trasmettendo la potenza e complessità del loro sentire. Una parentesi di arte e introspezione da conservare nel cuore con gratitudine.

Corinne Vosa

 

 

 

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