Leonardo Pocaterra in “Addio alla luce”
“Il mio Ezra Pound, nudo e ribelle”

 

Debutterà la prossima primavera “Addio alla luce”, il monologo breve di Antonio Mocciola che ha per protagonista  Leonardo Pocaterra, in scena completamente nudo per “indossare” uno dei personaggi più controversi e affascinanti della storia, Ezra Pound. Abbiamo intervistato il giovane attore, durante le prove dello spettacolo.

“Addio alla luce” è un testo scritto e diretto da Antonio Mocciola, ma che ti vede da solo in scena. E’ la prima volta che affronti un monologo? Di cosa si tratta?

Si tratta di un monologo nel quale il protagonista si mette a nudo, sia metaforicamente che letteralmente, esaltando la bellezza e la resistenza del corpo umano rispetto a una società da lui considerata corrotta e repressiva. Chiaramente non è la prima volta che affronto un
monologo, ma posso dire che è la prima volta che interpreto un personaggio così controverso. Sarà un’esperienza estremamente stimolante.

E’ più difficile o relativamente più semplice portare in scena un personaggio realmente esistito, in questo caso Ezra Pound Ti è capitato già altre volte?

Non credo che l’esistenza del personaggio sia decisiva in tal senso. Alcuni attori potrebbero considerare più semplice interpretare un personaggio realmente esistito, altri un personaggio inventato. Dipende. Sicuramente, quando si interpreta un personaggio realmente
esistito, un passo fondamentale dal lavoro è la sospensione del giudizio. Delle idee che ci siamo fatti di quel personaggio. E questo vale sia che si interpreti un benefattore, sia che si interpreti un dittatore criminale.

Che aspetto ti ha colpito di Pound? C’é qualcosa di lui che ritrovi in te?
Onestamente no. Non c’è nulla di Pound che io ritrovi in me. Ma non credo che ciò rappresenti un ostacolo. Vi è un’enorme differenza tra l’interpretazione di un personaggio che l’attore sente vicino a sé e l’interpretazione di un personaggio che sente lontano. E’ un
approccio diverso; e lo studio è la chiave per colmare questa distanza.

Affidare un monologo intero é un gesto di grande fiducia da parte dell’autore e di grande responsabilità per l’attore. Com’è nata l’idea e l’incontro tra te ed Antonio?

L’incontro con Antonio è avvenuto in maniera molto casuale. Avevo fatto da spalla a un mio ex-compagno di accademia in un provino organizzato proprio da Antonio e in quella sede Antonio mi ha proposto di lavorare insieme a questo progetto. Posso dire di essere stato
molto fortunato.

Lo spettacolo ti vedrà in scena il la prossima primavera. Secondo te sarà difficile recitare per tutto il tempo, da solo e completamente nudo, col pubblico che si trova a un centimetro dal tuo corpo, dalla tua voce? 

Andare in scena non è mai semplice. Bisogna gestire tantissimi aspetti. Ma il lavoro dell’attore sta proprio in questa gestione. Non credo che il nudo rappresenti una difficoltà così insormontabile. L’imbarazzo chiaramente arriva, perlomeno nelle prime fasi del lavoro,
ma è un elemento che si affronta, esattamente come l’ansia; e poi, non è detto che l’imbarazzo non possa essere usato a proprio vantaggio. Dipende dal testo.

Una domanda che può essere utile agli attori che si stanno approcciando ora al mestiere: Che tipo di lavoro tecnico e psicologico hai fatto o stai facendo per superare l’eventuale imbarazzo di un’esperienza del genere? Che rapporto hai col tuo corpo? 

Credo che per quanto riguarda l’imbarazzo il segreto sia la costanza. Come ho detto prima, l’imbarazzo arriva e non c’è nulla di male. Ci si abitua poco a poco e credo che il segreto sia non sottrarsi a questo tipo di lavoro, accettando anche le sensazioni negative che si possono
presentare durante il percorso. Personalmente, sono convinto che, perlomeno a livello metaforico, l’attore in scena sia sempre nudo. Nella vita di tutti i giorni applichiamo dei filtri che in scena non devono entrare; è l’unico modo per una comunicazione efficace; e questa è,
secondo me, la vera nudità. Di fronte ad essa, la nudità fisica passa in secondo piano.

Checché se ne dica, uno spettacolo di nudo integrale (di cui Antonio Mocciola è uno dei capostipiti, ottenendo numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero) non lascia mai indifferenti: prima di approcciarti a questo tipo di allestimento, hai avuto perplessità? Da pubblico hai visto mai esperimenti del genere, e avresti mai pensato di esserne un giorno protagonista?

Io credo che il nudo in scena sia un linguaggio estremamente potente, ma del quale non bisogna abusare. Ho avuto modo di assistere in passato a spettacoli col nudo integrale e posso dire che è un linguaggio che va usato con moderazione, ma che con la giusta misura, possa
dare ottimi risultati.

Secondo te in Italia ci sono ancora problemi di bigottismo per quanto riguarda il nudo nell’arte? Noti differenze di accettazione del nudo maschile rispetto al femminile?

No, non credo che ci sia grande chiusura mentale da questo punto di vista. Non ci troviamo, per fortuna, in un paese dove il “buon costume” limiti chissà quanto gli artisti. E non credo sia più accettato il nudo di un genere piuttosto che il nudo di un altro.

Il tuo percorso di attore com’è nato? Quali sono i prossimi progetti e le aspettative che nutri sulla tua carriera?

Sin dall’infanzia ho avuto modo di recitare in diversi spettacoli. E’ stato al liceo che ho preso la decisione di intraprendere la carriera da attore; e finito il liceo, mi sono iscritto subito all’accademia. Al momento ho diversi progetti in cantiere sia in teatro che nel cinema, settore
nel quale già alle scuole medie, ho deciso che avrei lavorato.

C’è qualcuno a cui devi dire grazie?

Assolutamente. In primis ad Antonio, che mi ha coinvolto in questo progetto. Poi alla mia famiglia e ai miei amici, che mi hanno sempre supportato e che continuano a farlo. Grazie di cuore.

Alessia Coppola

Share the Post:

Leggi anche