Chiusa nella sua prima e ultima stanza, quella della casa dei genitori presso cui visse l’intera sua breve vita, Gemma Galgani assurse a santità dopo aver combattuto con il demonio e dialogato con Gesù.
Antonio Mocciola raccoglie le suggestioni dei suoi accorati e drammatici diari e le sciorina in uno spettacolo breve e di alta qualità drammaturgica, “La violenza del tuo amore”, ossimoro dichiarato.
Nuda, trafitta di mistica e trasognata sofferenza, Antonella Formisano regala un’interpretazione superba, elevatissima eppure misurata nel suo composto, macerato dolore.
Negli intimi spazi del Mercato Nero di Atripalda (Avellino), per la rassegna “Storie Nude” ideata dall’Associazione Caos e cucita su misura sulle scabrose trame di Antonio Mocciola, lo spettacolo non abbandona neppure per un attimo l’affilata tensione che la storia richiede.
Antonella/Gemma si muove pudibonda e allo stesso tempo disinvolta immersa in una soffusa luce rossa, con un altarino di riferimento e addosso soltanto le parole acuminate dell’autore, ispirato evidentemente dalle scelte radicali cui ha dedicato le precedenti biografie della rassegna (Lautréamont, Rimbaud, Verzeni e Pavese).
Antonella Formisano emoziona, commuove, turba e muove la scena con dolente eleganza, mentre un appropriato tappeto musicale, ipnotico e straniante, la accompagna e la sostiene.
Applausi scroscianti e una gran voglia di saperne di più su questo misterioso personaggio del ‘900, uno dei casi più controversi e discussi dalla dottrina cattolica, ispiratrice – per usare un eufemismo – dei successivi diari di Padre Pio. Ma questa è un’altra storia.

