Il Cimitero delle Fontanelle: sacro e profano rigenerati

Nell’ipogeo della Sanità, il ritorno di un luogo che riscrive il canone della pietas, tra l’estetica del tufo e il brivido di un dialogo interrotto con l’aldilà. La gestione de La Paranza conferma: la cultura è l’unica via per il riscatto?

NAPOLI. Per cinque lunghi anni, il ventre delle Fontanelle è rimasto sigillato, un silenzio interrotto solo dallo sgocciolare del tempo sulle migliaia di “capuzzelle” che lo popolano. Un’assenza che ha pesato sul cuore pulsante del Rione Sanità, privando la città non solo di un sito archeologico, ma di un dispositivo antropologico unico al mondo. Oggi, quel confine tangibile tra l’iper-presenza della vita urbana e l’astrazione minerale della morte riapre finalmente i battenti, presentandosi come un’officina di rigenerazione che sfida i pregiudizi sulla marginalità.

IL RESTAURO DEL VUOTO: L’ARCHITETTURA COME PONTE

La riapertura del sito partenopeo è dal punto di vista curatoriale e ingegneristico un’operazione di sottrazione sapiente. L’intervento non si è limitato alla messa in sicurezza delle imponenti navate di tufo, antiche cave che hanno letteralmente “costruito” la Napoli di superficie, ma ha lavorato sulla percezione del vuoto. Se in superficie la città urla e consuma, qui sotto il tempo si sospende in una dimensione dove la materia porosa dialoga con l’invisibile.

Teatro di questa rinascita è un allestimento che rispetta il silenzio visivo della cava. L’illuminazione è stata risolta con un approccio minimalista: non sono presenti luci forti o lampeggianti, preferendo un’atmosfera soffusa che enfatizza le texture delle pareti e si concentra esclusivamente sui nuclei narrativi. Un’esperienza che mette a nudo la tensione tra l’esposizione della morte e la necessità di un nuovo anonimato protettivo.

IL CULTO DELLE “CAPUZZELLE”: L’ADOZIONE DELLE ANIME PEZZENTELLE

E proprio qui risiede il cortocircuito più affascinante della cultura napoletana: il rapporto con le “anime pezzentelle”. Circa 40.000 resti anonimi, vittime di pestilenze e colera, che il popolo ha sottratto all’oblio trasformandoli in divinità domestiche. Lucidare un cranio, dargli un nome, offrirgli un “refrisco” in cambio di una grazia: è la massima espressione di una pietas che non accetta la fine dell’anonimato come una condanna, ma come un’opportunità di legame eterno.

“Trasformare un luogo di morte in un’officina di vita”, ha commentato l’arcivescovo Mimmo Battaglia. Questa missione è oggi affidata ai giovani della Cooperativa La Paranza, un collettivo che ha dimostrato come la gestione “dal basso” possa diventare un modello europeo  di innovazione culturale, trasformando un deposito di ossa in un asset di riscatto sociale per l’intero quartiere.

In definitiva, la riapertura delle Fontanelle non è solo un evento turistico; è un catalizzatore di riflessioni sul potere della memoria, sull’identità e sul ruolo della comunità in un mondo che troppo spesso dimentica chi è rimasto indietro.

  • Luogo: Cimitero delle Fontanelle, Via Fontanelle 80, Rione Sanità, Napoli. Aperto  dal lunedì alla domenica 10:00 — 18:00 . Chiusi il mercoledì e il 25 dicembre
  • Accessibilità: Sito privo di barriere architettoniche; percorsi agevolati per disabili e audioguide per non vedenti.
  • Gestione: Cooperativa La Paranza.
  • Nota tecnica: Scaricare l’audioguida prima dell’accesso (segnale assente all’interno).
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