Cimentarsi con la libertà interpretativa dei tarocchi è un impegno tanto gravoso quanto
sfidante, soprattutto quando è il teatro a raccogliere tale ampiezza di possibilità.
Restringere il campo sulle figure femminili degli arcani maggiori, per un’interprete donna,
non è una semplificazione di comodo ma la valorizzazione della propria identità di attrice e
di persona, in una forma schietta e profonda così lontana e diversa da quel conformismo
woke che impesta la cultura di massa contemporanea. Dedicarsi a grandi personaggi
femminili del passato, quindi, è anche un modo per uscire dagli schemi dell’odierno
‘femminismo del nuovo ventennio’ e veleggiare nelle storie e nelle vite di eroine che hanno
lasciato un segno per vitalità, anticonformismo, energia e passione.
Due anni fa, Beatrice Schiaffino, instancabile e valente attrice poco più che trentenne,
portò in scena una splendida Papessa, figura a metà tra storiografia e mito, una donna
assorbita da un’ostinata e perseverante volontà d’acculturarsi, conoscere, vivere ed
affermare il proprio diritto all’autodeterminazione fino al punto di sfidare e trionfare (seppur
per un breve lasso di tempo) sul più impervio e dogmatico tra i ruoli maschili.
Imprevedibilità delle donne e loro versatilità che oggi si veste dei panni di un personaggio
che – tra cinema e televisione – una pletora di interpreti molto diverse tra loro hanno
incarnato con alterne riuscite (da Fanny Ardant a Virna Lisi, da Francesca Dellera a
Manuela Kustermann): Virginia Oldoini. Chi era costei? Una donna precocissima, di fine
intelligenza strategica, ambiziosa, talentuosa, fine manipolatrice di maschi, abile giocatrice
di potere, spia, moglie-madre-amante, faccendiera, fascinosa e bellissima, seduttrice e
mediatrice, astuta e impavida, fortunata e sventurata nell’arco di un’esistenza
relativamente breve e intensa come quella di ben poche altre donne (e uomini). Agli
antipodi rispetto all’animo e allo spirito in crescendo della Papessa, la contessa di
Castiglione – figura chiave nelle sorti belliche, economiche e politiche dell’Europa di metà
Ottocento, divisa tra La Spezia, Torino, Londra e, soprattutto, l’amatissima Parigi –
conosce per talento innato e ambienti favorevoli sin da adolescente tutti gli strumenti per
lasciare un segno nella vita propria e in quella di re, politici, militari d’alto rango.
L’intricata storia del personaggio è nota; assai meno è la modalità con la quale Schiaffino
e Andrea Bàlzola (autore e coregista) de “L’imperatrice” aggirano il rischio di una piana e
prevedibile mise en scène della pur ricca biografia dell’eroina, inventandosi un botta e
risposta con una giudicante e un poco morbosa e petulante conduttrice televisiva, mirabile
sintesi (anche visiva) di un banale e malinteso concetto di emancipazione femminile. Ed è
la stessa Schiaffino a impersonare la giornalista su proiezione – registrata con gli spazi
lasciati vuoti per la durata precisa delle risposte – in un’intervista che, per risultare
credibile, richiede un’assoluta sincronia tra i tempi dettati dal video e quelli dell’azione sul
palco. Prova di non indifferente abilità, ma comunque non l’unica perché l’escamotage,
che saggiamente interviene solo a tratti, lascia ampio spazio alla fluida attorialità della
protagonista, perfettamente calata nelle vesti della contessa di cui si fa perfetta latrice di
eleganza, portamento, classe ed intenzioni.
Il testo è filologicamente lineare, ma Schiaffino sa ben diversificare i registri sia espressivi
che emotivi di un soggetto così ingombrante e sfaccettato, mettendosi al servizio del
personaggio senza però smarrire quella personalità gentile e decisa che aveva
caratterizzato anche “La papessa”. Un ottimo continuum, quindi, del “Free women suite”,
l’ambizioso progetto di Bàlzola e Schiaffino di esplorare nel tempo tutte le colonne portanti
femminili degli arcani maggiori: la giustizia, la forza, la temperanza, la stella e il mondo. Un
percorso arduo, una sfida sempre più proficua per l’evoluzione dell’attrice, una piccola
didattica alla vita vera per tutti quelli che ne beneficiano.
Francesco Giannotti
Teatrosophia – Roma
16 ottobre – 19 ottobre 2025
“L’imperatrice” di Andrea Bàlzola
con Beatrice Schiaffino
regia Andrea Bàlzola, Beatrice Schiaffino
voci fuori campo Ruben Rigillo, Carmen Di Marzo, Paolo Masera
musiche Gerardo De Pasquale
costumi Loredana Redivo

