
Dopo il debutto a Napoli, Salvatore Iermano sarà a Caserta per portare un monologo firmato da Antonio Mocciola. Abbiamo incontrato l’attore per una breve intervista.
“Il giorno dell’indipendenza” sarà in scena al CTS di Caserta il 14 dicembre, dopo il debutto a Napoli. Di che si tratta?
Il giorno dell’indipendenza è un monologo teatrale, scritto e diretto da Antonio Mocciola. Il testo è ispirato a un racconto della scrittrice ungherese Ágota Kristóf. Nato come opera teatrale, ha avuto una trasposizione cinematografica nel cortometraggio La Controra, con Giovanni Allocca nel ruolo che ora porto in scena a teatro.
Il monologo raccoglie la confessione di Giordano, un uomo segnato da una adolescenza traumatica, dalla solitudine e da una sorella manipolatrice. Il flusso di coscienza che Giordano affida al pubblico racconta anche il suo viaggio interiore e i suoi tentativi di farsi un’indipendenza, fino alla sorprendente rivelazione finale: la trasformazione da vittima a carnefice.
Lo spettacolo è molto forte, a livello di immagine. Sarai per tutto lo spettacolo completamente nudo. Com’é stato l’impatto per te, nella replica di Napoli?
Ad essere sincero, nel momento dell’impatto col pubblico tutte le mie energie e i miei pensieri erano focalizzati su altri aspetti: lo spettacolo ha uno stile intenso, crudo, diretto, ed in più la forma del monologo richiede all’attore di sostenere da solo l’intera scena, rendendo la storia credibile e mantenendo il contatto col pubblico. Con tutte queste preoccupazioni e la fisiologica ansia da debutto, è passato in secondo piano il fatto di salire su un palco come mamma mi ha fatto. Mi preme aggiungere poi che il nudo negli spettacoli di Antonio Mocciola, come è stato giustamente notato da tutti gli osservatori più acuti, è una precisa scelta estetica e di stile, per certi versi simbolica, e non un mero effetto voyeuristico.
Che momento è della tua carriera attoriale, e come si inserisce questo attesissimo spettacolo nel tuo percorso?
È un momento sicuramente positivo: dopo molti anni sono tornato a Napoli grazie ad una consulenza nell’ambito del progetto PRIN PNRR 2022 Open Air Theatres in Italy (OATI), dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Mi sto dividendo in numerosi altri progetti tra Napoli, Salerno, Roma e anche Avellino, la città in cui sono nato e cresciuto. Il giorno dell’indipendenza è molto “di pancia” e sperimentale, non un intrattenimento leggero.
Una proposta teatrale per certi aspetti molto lontana dal mio percorso artistico, ma che offre profondità ed emozione. Proprio per questo motivo trovo molto stimolante lavorare con Antonio.
Quali sono secondo te i tuoi pregi e i tuoi difetti del tuo lato attoriale?
Non amo parlare dei miei pregi attoriali, preferisco che siano gli altri a dirmeli, ma è anche vero che, dopo quasi 20 anni di esperienze nell’ambito della recitazione, credo di aver acquisito una certa confidenza con me stesso. Mi sento molto a mio agio nelle parti di carattere, e mi diverto molto nei ruoli brillanti, ma mi hanno insegnato che un attore deve poter fare tutto, e i ruoli drammatici e malinconici sono quelli che mi hanno procurato maggiori soddisfazioni presso spettatori, colleghi e registi. Di difetti ne ho molti, per esempio pago un certo tipo di impostazione forse un po’ troppo classica ed estetizzante e ci sono delle volte in cui tendo a personalizzare un po’ troppo il testo. Anche per questo è stato sfidante lavorare a questo spettacolo: c’è un particolare focus sull’attore, sul ritmo, sulla presenza scenica. Se ti interessa il teatro sperimentale o “a tu per tu” con l’attore, questo spettacolo fa per te.
Alessia Coppola

