Sta per tornare nei teatri di Italia uno dei concerti-spettacoli di maggior successo di critica e soprattutto di pubblico degli ultimi anni, con prima data a Jesi al Teatro Pergolesi, il 20 settembre e poi con due date, ovviamente a Napoli al Teatro Bellini, il 15 e il 17 ottobre. Stiamo parlando di Passione Live, lo show che riporta nei teatri la musica dell’omonimo film di John Turturro, una delle rivelazioni del 2010, per il regista di “Romance & Cigarettes” e attore di culto dei film dei Fratelli Cohen.

Di John Turturro sarà anche la supervisione registica, mentre la direzione artistica sarà di Federico Vacalebre, quella musicale sarà di Luigi De Rienzo. Prenderanno parte allo spettacolo molti degli artisti che hanno partecipato alla scorsa edizione, nonché al film, tra i quali Raiz e gli Almamegretta, M’Barka Ben Taleb, Pietra Montecorvino e soprattutto James Senese. Abbiamo sentito il maestro per un’intervista riguardo allo spettacolo.

Com’è avvenuto l’incontro con John Turturro?

È stata una cosa naturale, tramite i nostri manager che hanno proposto gli artefici più importanti della “Napoli Power”.

Com’è stato il rapporto con il regista?

Il rapporto è stato di sentimento molto forte. Appena ci siamo conosciuti abbiamo subito trovato il modo di comunicare. Proprio come accade per un incontro tra un uomo e una donna: se c’è il feeling, c’è subito dal primo impatto.

“Passione” è stata probabilmente l’opera che ha saputo descrivere la contaminazione che c’è alla base della musica napoletana. In cosa è riuscita a rappresentarla meglio?

La forza dello spettacolo è stata quella di aver messo in mostra la parte dominante di Napoli, la parte migliore. Quella che poi in fondo il popolo conosce bene. La bravura di John è stata quella di mettere insieme molti artisti che per Napoli hanno fatto sempre qualcosa di grande.

Questo introduce meglio la prossima domanda: “Passione” ritorna nei teatri nell’ennesimo momento difficile per la città. Può questo essere di aiuto in qualche modo?

Il problema della città di Napoli è innanzitutto un problema di sentimenti. Negli ultimi anni stiamo perdendo una parte dei nostri sentimenti, e per questo è dobbiamo fare di tutto per recuperarli. Napoli è sempre stata una città unica ad avere questo sentimento forte ed universale, per cui è conosciuta in tutto il mondo.

Come ha scelto i brani da eseguire per lo spettacolo? C’è qualche ricordo o un motivo preciso?

Ognuno di noi ha scelto i brani tradizionali con cui ha vissuto. Parliamoci chiaramente: non siamo soltanto musicisti moderni, siamo soprattutto musicisti che appartengono a questa tradizione. È chiaro che abbiamo fatto anche dell’avanguardia, ma prendendo un brano antico di cento anni, ti accorgi che lo fai allo stesso modo perché questi suoni, questi sapori, te li porti dentro fino alla morte.

Il bello di Napoli è anche che è in continua evoluzione.

Questa è una grande fortuna. Noi abbiamo iniziato con i Napoli Centrale (dei quali c’è anche una strepitosa versione di “Campagna” all’interno dello spettacolo NdR) che hanno rivoluzionato tutto, dopodiché abbiamo allargato la nostra storia. Napoli è una fucina molto importante, come ho già detto: c’è molto sentimento e questo ogni tanto riesce a uscire fuori.

Proprio a proposito di sentimento: l’ultimo brano del concerto è “Napule è”, che mai come adesso avrà sicuramente un altro sapore.

“Napule è” è diventato un simbolo della nostra città, poco ma sicuro. Ma è tutto un percorso fatto di suoni che porta a questo finale, tutti che rimangono dentro. Chiudiamo con questa canzone perché è quella che probabilmente si avvicina con la nostra cultura in questo momento. Pino è sempre presente, non potrebbe mai mancare. È stato un grande poeta, uno che ha seminato bene, e che ha lasciato qualcosa a tutti quanti noi.

Francesco Di Maso