clip_image004Presentazione del libro di Salvatore Scognamiglio

IL DELITTO DI VIA PACUVIO

lunedì 30 marzo 2015, ore 17.30

presso la sede della Casa Editrice Tullio Pironti Palazzo Ruffo di Bagnara Piazza Dante, 89 Napoli

A discuterne con l’autore: Marco Demarco, Giuseppe Galasso, Luigi Necco

Modera Nando Romeo

Non fai in tempo a morire che bussano alla tua porta per “offrirti” il funerale.
Un fenomeno tristemente diffuso, quello del racket del “caro estinto”.
Il comandante della stazione dei Carabinieri di Posillipo, Felice Scannapieco, è deciso a porre fine a questa ignobile speculazione.
Intanto, nella vicina via Pacuvio, un eminente uomo politico viene trovato morto accanto alla sua compagna: giace in una pozza di sangue con un foro in fronte; un unico colpo ravvicinato, sicuramente un proiettile di grosso calibro.
Si scatena l’inferno.
È un delitto maturato nella vita pubblica o in quella privata?
La squadra di investigatori, messa insieme dal viceprocuratore Anselmo Farentino, è costretta a fare i conti con sordidi giochi di potere, tra invidie e gelosie.

Un racconto giallo che si muove tra cronaca, storia e fantasia.

Salvatore Scognamiglio è nato a Napoli nel 1945.
Biologo specializzato in analisi chimico-cliniche e microbiologiche, dirige un importante centro diagnostico nel capoluogo partenopeo ed è componente del Consiglio d’Indirizzo della Cassa di Previdenza dei Biologi.
Parallelamente all’impegno scientifico e professionale ha ricoperto numerosi incarichi politici durante la militanza nel Partito Repubblicano Italiano.
Nel 1984 ha fondato l’associazione “L’Altranapoli”, in prima linea nel sostegno alle attività antiracket con la pubblicazione della rivista «TEAM».
Più volte assessore al Comune di Napoli, negli anni Ottanta cercò nella pianificazione dell’azione amministrativa la soluzione dei problemi quotidiani, rifiutando ogni tipo di compromesso. Come assessore all’Igiene e Sanità stilò nel 1985, di concerto con i proff. Angelillo e De Riu, un programma di prevenzione per arginare la diffusione di quella che sarebbe diventata la “peste del 2000”, l’AIDS. Fu ferocemente criticato perché all’epoca si riteneva incongruo occuparsi di una malattia che in Campania colpiva solo una piccolissima fetta di popolazione, mentre vi erano altre malattie infettive a più larga diffusione.