Giorgio Gori e il nudo nell’arte
“Il corpo é strumento, è vita, e parla”

Abbiamo intervistato l’attore e regista Giorgio Gori, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili, e in seguito anche per “Le vittime di Dio”. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?

Sono Giorgio Gori e mi definisco un attore, regista ma soprattutto uno che si diverte con il proprio mestiere e mette passione su ogni lavoro che fa.

Quanto ha inciso nella tua creatività l’essere napoletano?

Poco, infatti ho studiato sempre autori e attori non napoletani. Porto in scena un lavoro su Walter Chiari e no Troisi o Totò

C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

Ho fatto cose bruttine che non rifarei ma non lo dico per educazione. Poco compresa no, perchè se non è stata compresa vuol dire che ho sbagliato io. Forse su alcuni progetti avrei voluto una maggiore spinta ma non ho rimpianti e sono contento del mio percorso professionale che sto facendo

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà, ed anche per il progetto “Le vittime di Dio”. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo? 

Di mia spontanea volontà non mi sarei mai spogliato, anche per il mio percorso artistico che è molto “commerciale” però ho avuto fiducia in Antonio Mocciola e del suo progetto e combatto ogni discriminazione di genere e combatto la censura che sia sul nudo o che sia sulla libertà di pensiero. Assolutamente non ho provato imbarazzo perchè in quel momento mi sentivo una vittima di Addosso ed ho cercato di prendere il sentimento di chi ha subito quelle affermazioni. Con il mio corpo non ho un bel rapporto, lo tratto male, a parte gli scherzi non sono un narcisista e non mi piaccio per cui ho difficoltà a guardarmi quando non sono un personaggio.

Ne “La retorica delle puttane” reciti completamente nudo per quasi tutto lo spettacolo. Ci sono differenze tra il posare per delle foto (dove sono presenti solo addetti ai lavori) e il recitare di fronte a decine di persone?

La differenza è stata la parola. In Addosso ero un “modello”, a teatro ero un personaggio che oltre al corpo aveva un’anima ed una voce. Non ho trovato grandi differenze, in entrambi i ruoli non ero Giorgio Gori ma ho prestato il mio corpo per una storia.

 

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile? 

Oggi come oggi non penso. Sicuramente esteticamente piace un corpo femminile e quello maschile. Imbarazza vedere un uomo nudo ma io penso che quando ci sia una storia in cui il personaggio è “messo a nudo” non si può fare a meno di non utilizzarlo, il corpo. Il corpo parla, il corpo è uno strumento, è vita. A teatro si impara prima ad usare il proprio corpo e poi la voce, per cui un corpo nudo se è ben gestito in scena ed è vivo non può non essere accettato. Mi rendo conto che è un discorso aperto più agli addetti ai lavori, il pubblico fa ancora fatica ad avvicinarsi a questo tipo di lavori o accettare un nudo ma sono convinto che se l’arte e la cultura si evolve si evolve anche il pensiero e il pubblico.

Sam Valenti

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