Curcione porta in scena Cartesiana di Moscato e con Miss ‘Nciucio e Cha Cha Cha rende omaggio all’amico e poeta scomparso.

Nell’ambito della terza edizione della rassegna We Love Enzo, dedicata ad Enzo Moscato, e ad un anno dalla scomparsa del compianto Maestro autore di pièce indimenticabili sia per il valore poetico che per la cifra sperimentale e iconoclasta, Gino Curcione, accompagnato da Enza Di Blasio, nel suggestivo spazio scenico del Teatro Instabile di Napoli, con la regia di Gianni Sallustro, ha portato in scena Cartesiana, testo cult del repertorio moscatiano che racconta l’incredibile odissea di tre transessuali sgangheratamente in viaggio alla volta della clinica/santuario di Azulejos.

Cartesiana, che è un racconto di formazione dalla temperatura surreale e postmoderna, in cui la ricerca dell’identità si intreccia alle paradossali avventure dei tre tragicomici protagonisti, Cartesiana, Miss ‘Nciucio e Cha Cha Cha, segna anche un momento linguisticamente rilevante della sperimentazione poetica e drammaturgica dell’autore, caratterizzata da soluzioni sincretiche e ibride da cui deriva un babelico incrocio di diversi idiomi, napoletano, francese e spagnolo, a cui si unisce una straordinaria ricerca sulla sonorità della parola, dacché sonorità e ritmo sono elementi costitutivi del teatro di Moscato.

Nella suggestiva messinscena egregiamente ideata da Gino Curcione, Cartesiana si incontra e si interseca con altri due lavori di Moscato: Spiritilli e Re Bomba.

Il primo racconta la misteriosissima vicenda di Totore e Nannina che, con la figlia neonata, scampano miracolosamente, con l’aiuto di un’entità “ritornante”, il cosiddetto munaciello, al crollo del palazzo in cui avevano appena traslocato, in vico della Concordia 37, ai Quartieri Spagnoli, poco al di sotto del Corso Vittorio Emanuele.

Re Bomba, invece, tratto da Partitura e poi ripreso anche nell’indimenticabile Rasoi, testo di Moscato che nel 1991 riscosse grande successo nella messinscena diretta da Martone e interpretata, tra gli altri, dallo stesso Gino Curcione e da Toni Servillo, racconta il malessere popolare, rappresentato da un cuoco-macellaio, nei confronti di Re Ferdinando IV di Borbone (Re Bomba appunto) e la volitiva moglie Maria Carolina.

Curcione, rendendo esplicito omaggio al grande intellettuale partenopeo, amico e compagno di varie esperienze artistiche, restituisce al pubblico la magia ipnotica e avvolgente della poetica moscatiana, conservandone la natura evocativa e liturgica anche grazie al recupero del suggestivo impianto scenografico ideato da Tata Barbalato, scenografo, costumista e pittore, recentemente scomparso, che aveva lungamente collaborato alla realizzazione dei progetti teatrali di Enzo Moscato.

Infine, lo spettacolo è impreziosito e vieppiù valorizzato dalla voce e dalla chitarra della brava Enza Di Blasio, che accompagna l’interpretazione di Curcione con brani tratta dal repertorio della musica tradizionale ma anche dal repertorio autoriale dello stesso Moscato, come la struggente Anna Soror, e dalla partecipazione alla messinscena dei giovanissimi attori dell’Accademia Vesuviana di Teatro.

Replica del 29.01.2025, Teatro Instabile di Napoli

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