Abbiamo intervistato l’attore Dario Tucci, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. Esperienza bissata poi con “Le vittime di dio”, dello stesso Mocciola con foto di Umberto Averardi. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.
Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso artistico di attore?
E’ un percorso ‘’naturalmente e meravigliosamente’’ intenso e difficile, come per tutti quelli che decidono di addentrarsi nel mondo artistico. Un rapporto, quello tra me il teatro, pregno di up e down, di teneri abbracci e violente litigate, come in una relazione d’amore o familiare. Grazie anche alla mia indole curiosa, ho sempre sperimentato tantissimo e ho abbracciato con serenità e un pizzico di sfida ogni progetto che mi stimolasse e che in quel determinato periodo mi potesse apparire anche come una novità: dalla tradizionale commedia napoletana a testi più ambiziosi o moderni, scomodi. Negli ultimi anni ho avuto un timido approccio alla regia e alla scrittura e spero di approfondire quanto prima questi due aspetti per me ancora poco esplorati.

Sei fortemente radicato al territorio, Napoli? A che punto è la situazione in città dal punto di vista culturale? Essere napoletani é una marcia in più per questo mestiere?
Sono attualmente legato a Napoli più da un punto di vista culturale e ovviamente affettivo, che logistico. Ho casa anche a Roma e divido il mese davvero in due parti: metà qui a Napoli e metà su a Roma. Questo anche perché credo che per ogni tipo di lavoratore freelance e indipendente, sia importantissimo lo ‘’scambio’’: di idee, di informazioni ma soprattutto umano.
Napoli attualmente è in un periodo particolarmente florido dal punto di vista audiovisivo e teatrale. Numerosi sono i progetti girati qui o ideati da menti illustri napoletane. Forse denoto un certo allontanamento dei giovani dal mondo del teatro e questo però riguarda un po’ tutto il mondo in generale, non solo Napoli. Sarei molto felice quindi se si facesse un po’ più squadra per cercare di riavvicinare le nuove generazioni a questi arti storiche e importantissime della nostra città, e allontanarli invece dai social e dal cellulare.
C’è qualcosa del tuo percorso artistico che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Posso dire di aver vissuto quasi tutto con gioia, fermezza e convinzione. Ovvio che alcuni spettacoli a cui ho preso parte non sono stati memorabili, che alcuni ruoli mi sono piaciuti meno di altri o ancora che molto probabilmente non vincerò un premio Ubu né un David di Donatello; ma ogni piccola soddisfazione credo di averla guadagnata principalmente per la fatica, la dedizione e per un pizzico di buona sorte. Forse avrei voluto esser dotato di una certa sfrontatezza e accondiscendenza che mi avrebbero permesso di entrare a far parte di alcuni ‘’ambienti’’ utili e di poterne giovare sul piano dei contatti e della visibilità. Ma alla fine, per quanto uno si possa sforzare di adottare, sul piano comportamentale, un metodo e un approccio che s ritengono più o meno consoni per il raggiungimento di determinati obiettivi, la propria personalità ha sempre la meglio.
La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà, e successivamente per la mostra “Le vittime di Dio”. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
Non sono un ‘’grande estimatore’’ del mio corpo, del mio involucro fisico, ma ho con lui un rapporto assolutamente sereno e consapevole; riconosco di non fuggire dallo specchio ma neanche di avere un sobbalzo di gioia ed entusiasmo alla mia visione riflessa.
Rigetto però ogni forma di bigottismo visivo e credo tantissimo nel potere della nudità. Non ho mai avuto remore o paure nel mostrarlo e anzi lo vivo come un atto liberatorio e talvolta catartico, soprattutto quando si tratta di esporlo per scopi utili socialmente o artistici come nel caso di ‘’Addosso’’ e ‘’Le vittime di Dio’’.
Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile?
Ovvio che si! Da questo punto di vista, l’Italia resta ancora uno dei paesi più retrogradi. D’altronde, la matrice religiosa e fascista sono ancora presenti in maniera preponderante e le zone pubiche restano ancora qualcosa a metà tra il sacro e profano. Eppure non ne siamo tutti provvisti? Perché si continua a dare cosi tanta importanza ad un brandello di carne, alle sue forme, ai suoi colori e al suo potere sessuale? Mi piacerebbe ci concentrassimo tutti un po’ di più sull’essenza degli esseri umani e non sui loro mutevoli corpi.
Sam Valenti

