Abbiamo intervistato Davide Marena, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. Esperienza bissata poi con “Le vittime di dio”, dello stesso Mocciola. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”
Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?
Il mio percorso professionale è il frutto di casi fortuiti che mi sono capitati nella vita e che mi hanno costretto a reinventarmi più volte. In un contesto come quello che ha caratterizzato gli anni in cui sono uscito dall’università, la precarietà mi ha costretto a continui nuovi inizi. Ho sempre lavorato a progetti fino a che a cascata sono usciti vari concorsi pubblici che mi hanno portato a una stabilità che precedentemente potevo solo sognare.
Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere napoletano?
Io non sono napoletano, anche se Napoli è stata la città in cui ho vissuto per 18 anni, dal 2001 al 2019. Sono originario della provincia di Salerno, ma Napoli è stato il luogo in cui mi sono sentito a casa. Io ho studiato l’Africa quindi non so quanto i luoghi in cui ho vissuto abbiamo potuto incidere sulle mie scelte formative e professionali. Sicuramente gli stimoli e gli incontri che Napoli mi ha regalato mi hanno portato ad approfondire temi e questioni a cui prima non avevo mai dato peso.
C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Come dicevo, nel mio percorso, ho sperimentato almeno tre rinascite. Dopo le mie esperienze di lavoro e di ricerca in Africa, mi sono riadattato a lavorare in onlus che si occupavano di questioni nazionali. Un po’ mi è dispiaciuto dover rinunciare per motivi personali a continuare il mio percorso professionale come cooperante internazionale, ma ogni esperienza che ho vissuto mi ha dato molto e mi ha arricchito soprattutto a livello umano. Quindi, non rinnego nulla e sono felice di come sono andate le cose.
La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
Sono stato molto felice di aver partecipato al libro di Antonio Mocciola “Addosso”. Mi è piaciuto subito il suo progetto, ma inizialmente ero titubante ad accettare al suo invito a posare, perché non mi vedevo come modello e mi imbarazzava l’idea di esibire un corpo non perfetto. Poi ho pensato che non erano importanti le fattezze del corpo, ma il messaggio che si doveva lanciare in quel preciso momento e cha le mie insicurezze non potevano e non dovevano limitarmi. Alla fine ho partecipato e l’esperienza è stata anche divertente, senza imbarazzo, grazie anche alla professionalità del fotografo e alla simpatia di Antonio.
Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile?
Credo che gli appassionati d’arte e gli esperti del settore non possano non riconoscere il valore artistico del nudo, sia maschile che femminile. Ma ancora oggi, il nudo costituisce spesso un tabù, soprattutto per retaggi culturali legati al cattolicesimo o in generale alla religione. Fortunatamente, l’arte non si è mai arresa e ha utilizzato la forza espressiva del corpo, anche attraverso la nudità, come il David di Michelangelo dimostra.
Sam Valenti