Armando Capasso, modello per un giorno
“Il nudo é un’esperienza liberatoria”

Abbiamo intervistato Armando Capasso, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. Esperienza bissata poi con “Le vittime di dio”, dello stesso Mocciola. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale che ti ha portato da Napoli a Trieste?

Non saprei che dire! Ricordo che un dì, facendo ricerche matematiche per internet, ho trovato il sito della SISSA (Scuola Internazione Superiore di Studi Avanzati) che offre borse di studi per la laurea magistrale in matematica. Rimasi colpito e coinvolto da questa possibilità di studiare altrove rispetto a Napoli! Così, verso la fine dei miei studi per la laurea triennale, partecipai al concorso e vinsi una borsa. Il resto vien da sé: a Trieste mi sono trovato benissimo! Non ho avuto difficoltà a farmi nuovi amici, tra casa ed università; la città, così come l’intera regione Friuli Venezia Giulia, assieme alle vicine Istria e Dalmazia, sono ricche di storie e di bellezze naturali, e non solo. Qui mi sono sentito sia a casa che nel cuore dell’Europa, e ho deciso di conseguenza di rimanervi anche per il lavoro.

Che differenza hai riscontrato tra le due realtà territoriali?

Sia Napoli che Trieste sono città di mare, con porti storicamente molto importanti. Il primo è stato il porto della capitale Regno delle Due Sicilie, il secondo è stato il porto franco dell’Impero Austro-Ungarico. Entrambe le città sono state fortemente influenzate dagli scambi commerciali, e quindi anche dagli scambi culturali che si venivano a creare di conseguenza. In sintesi, le vedo entrambe come città aperte, seppure a certe correnti ideologiche conviene far credere che queste città non lo siano. D’altra parte, i modi in cui si affrontano le problematiche quotidiane sono completamente differenti! A Napoli si vive alla giornata, rimandando a domani ciò che non si vuol fare oggi; a Trieste si vive la giornata, ma non si rimanda a domani ciò che si può tranquillamente fare oggi.

C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

Semplicemente no, non ho nulla del mio percorso professionale che non rifarei. D’altra parte, ci sono persone convinte che io abbia (avuto?) problemi con lo studio; ignorando (in ordine cronologico) la borsa di studi di cui sopra, due lauree a pieni voti in matematica, un articolo di ricerca scritto mentre insegnavo (in un liceo) a Udine, un incarico di docenza universitaria presso la “Federico II” di Napoli, e un dottorato di ricerca in matematica. Ho la certezza che queste persone non vogliano comprendere…

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

È stata un’esperienza liberatoria, dato che scelsi la frase “I gay sono come i pedofili”, simile a una frase che effettivamente mi fu detta (in privata sede, lontano da occhi ed orecchie indiscrete) da una persona che credevo più di un amico! Mentre posavo per quelle foto, pensavo proprio a lui, immaginando di averlo di fronte a me… D’altra parte, io pratico naturismo dall’Estate 2012, e non ho mai provato imbarazzo per questo stile di vita, o per il mio corpo. Aggiungo che pratico ininterrottamente palestra dal 2016, e posso dire tranquillamente che “mi piaccio” fisicamente.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile? 

Penso che in Italia ci sia un grande problema culturale, al di là dell’accettazione del nudo artistico maschile. Non ho alcun problema a dichiarare che i vari titoli di studio sono, letteralmente, in sostanza dei pezzi di carta! Se gli studi, fatti anche con risultati eccellenti, non “aprono” la mente alla novità, alla diversità, all’inclusività, si resta mentalmente ignoranti!

Sam Valenti

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