Abbiamo intervistato Gaetano Cutri, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. Esperienza bissata poi con “Le vittime di dio”, dello stesso Mocciola per l’obiettivo di Carlo Porrini. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”
Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?
Io sono Gaetano, un uomo di 43 anni che ha iniziato a muovere timidi primi passi in campo giornalistico, visto che fin dai tempi della scuola mi ha sempre fatto piacere poter comunicare qualcosa di me attraverso la scrittura. Da buon timido, più che parlare, ho trovato più affine a me la scrittura e la comunicazione non verbale. Dopo anni passati tra recensioni, approfondimenti, interviste e lavori come ufficio stampa, l’attenzione si è rivolta alla trasformazione di una passione personale in campo lavorativo. Quindi ho iniziato ad avere contatti con case editrici, associazioni e negozi che si occupano di giochi da tavolo, per la divulgazione, la vendita e la dimostrazione, anche presso le fiere del settore in tutta Italia.
C’è qualcosa della tua vita che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Io penso che se siamo quello che siamo, è perché nella vita abbiamo fatto delle scelte e dei percorsi. Magari non saremmo nella casa dove abitiamo, non avremmo esattamente questi amici stretti, magari nemmeno questo amore. Forse sarebbe andata meglio, forse sarebbe andata peggio, ma credo che se abbiamo scelto questa strada, probabilmente era proprio quella migliore e più adatta nel momento in cui c’era da fare una scelta. Pensare alle sliding doors non è mai costruttivo se non per far nascere dei rimpianti su cui non si può più lavorare. Poco compreso da qualcuno che mi circonda o dal tipo di società che abbiamo, probabilmente, è stato lasciare un lavoro a tempo indeterminato perché mi teneva lontano dai miei affetti, dai miei territori, in un ambito di persone poco affini e con orari disumani. Ho sempre preferito il benessere personale e mentale piuttosto che qualche soldino in più in tasca.
La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà, e poi per “Le vittime di dio”, con foto di Carlo Porrini. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
Come già detto, nasco come ragazzo timido, insicuro sul proprio corpo e con forti problemi di autostima. Da anni sto facendo un percorso su di me che mi porta ad espormi per poter vincere proprio questa battaglia. Ho iniziato ormai decenni fa con il nudismo, pratica che amo e che tuttora vivo, ovviamente più facilmente d’estate, con grandi soddisfazioni. Questo mi ha portato a voler percorrere dei gradini in più, di vittoria personale, di esposizione del corpo quasi a testimoniare come non ci sia niente di male ad essere imperfetti ma mostrarsi senza alcun pudore. Questo è stato uno dei motivi che mi hanno portato a scegliere di posare nudo, oltre alla decennale amicizia con Antonio Mocciola, ma ovviamente anche per l’intento del progetto che voleva in qualche modo rompere dei silenzi ed un clima di omertà che purtroppo non permette alla società di oggi di andare avanti. L’imbarazzo dei primi anni è quindi ormai un po’ passato e ho scoperto un piacere nel coniugare anche la nudità in campo artistico. Per ora ho avuto occasione di partecipare a questo progetto, ma non escludo, e anzi spero, che ci possa anche essere occasione di partecipare a performance, spettacoli o video che implichino il nudo in scena, sarebbe un buon modo di mettermi alla prova e di salire qualche step in più di questo percorso personale.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile?
Io penso che ci sia un problema in Italia di accettazione del nudo a prescindere. E’ evidente come appena di parli di nudo, si gridi un po’ allo scandalo, ma al tempo stesso ci siano anche tutti gli occhi puntati, dimostrando interesse, curiosità e, purtroppo, morbosità. Il nudo attira anche perché crea scalpore, nel bene e nel male, retaggio della cultura italiana da sempre abbracciata a quella cattolica, purtroppo anche per vicinanze “geografiche” che non permettono di vivere il nudo in modo socievole e aperto come succede, ad esempio nel nord Europa. Se il nudo femminile è stato in parte sdoganato da pubblicità, copertine e quant’altro, quello maschile, in effetti fa ancora molta fatica ad esporsi. E’ un peccato, perché un corpo è un corpo, che sia maschile o femminile, ma sarebbe bello poter avere più occasioni di mostrare un uomo nudo, proprio per rompere una barriera. Un individuo nudo non è per nulla indifeso, anzi, senza vestiti, senza pregiudizi, senza maschere, è più potente che mai.
Sam Valenti

