Gabriele Marino a cuore scalzo
“In questo libro tutte le mie maschere”

Ha una sincerità disarmante Gabriele Marino, nel presentare il suo primo libro, “Racconti mai girati”, uscito per i tipi di Augh! “L’idea del libro è nato dopo la scomparsa di mia madre Maria Rosaria Numa – racconta – a cui è dedicato. Nove anni fa, ormai. Il movente emotivo era dato dal desiderio di elaborare il dolore parlando di tutte le mie maschere, a ognuna delle quali é collegato un racconto. Il movente artistico, invece, proviene dalla lettura de “La grammatica di Dio” di Benni, e nella fattispecie “L’indovina Amalia”, uno degli episodi“.

Nasce così un libro che richiama, con un titolo paradossale, il mestiere di regista, che il ragazzo di Scampia, di stanza ormai da anni a Roma e freschissimo papà, svolge con successo da anni. E non è un caso che da uno dei racconti contenuti nel libro, “Il regalo di Alice”,  sia stato tratto un cortometraggio, da lui scritto e girato, vincitore di ben due Nastri d’Argento, agli attori Lino Guanciale e Valentina Carnelutti: “Trenta premi in tutto il Mondo, compresi Russia e Corea – rivela Gabriele – ed anche la piccola protagonista, che nel frattempo é diventata maggiorenne, sta facendo una bellissima carriera. Segnatevi il nome. Ilaria Porcelli. Da un altro racconto è stato tratto il corto teatrale “L’amore binario” che ha vinto il premio internazionali per corti teatrali “‘O Curt'” nel teatro di Massimo Troisi“.

Anche le presentazioni del libro stanno avendo riscontro, e dopo l’evento al Salone del Libro di Torino é pronto lo sbarco a Castel Sant’Angelo, a Roma. “In poco tempo mi sono già aggiudicato il premio Kafka per l’immaginazione – dice l’autore – Per quanto riguarda la descrizione, si ispira a Stefano Benni principalmente, ma anche a Carver, Kundera e Asimov. È una rapsodia di racconti perché ci sono storie dai generi più disparati: drammatico, sentimentale, comico, noir, poesia, filastrocche, rivisitazione in chiave moderna di una favola di Fedro, sperimentazioni linguistiche. Come filo conduttore, l’amore. In tutte le sue forme. Come quello per una persona mai avuta o una perduta, l’amore per la Natura o per le altre etnie, quello omosessuale o per se stessi“.

Il grande apprezzamento che sta ottenendo il libro potrebbe segnare una nuova strada artistica per Gabriele Marino: “Ma non dimentico il mio primo amore. Come regista collaboro con Save the Children ed Emergency e ho all’attivo 3 sceneggiature e 2 trattamenti commissionati dalla Lotus Production”.

Uno sguardo d’autore limpido, lucido, spiazzante. Se il Gabriele Marino regista e sceneggiatore mostra un’impudica sincerità – e un forte élan spirituale – quello narrativo é funambolico e divertito domatore di parole e di lessici, spaziando con maestria dal surreale al paradossale, dal brillante al drammatico. Il tono pacato, la naturale modestia velata di ironia – e sincera autoironia, non nascondono, e non vogliono neppure farlo, una sensibilità profonda e malinconica, che poi si trasferiscono – dote tutt’altro che scontata – sulla pagina in precisa impronta d’autore.

Alla fine, si parla sempre e solo di vita“, ammette, con un mezzo sorriso.

Dalla stanza affianco, il richiamo all’ordine del figlio, poco più di un mese. Da qualche parte dell’universo, il sorriso della nonna approva.

Antonio Mocciola

 

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