ROMA Con oltre 332.000 visitatori in cinque mesi e mezzo di apertura si è conclusa lo scorso 31 agosto la mostra “Frida Kahlo”, esposta alle Scuderie del Quirinale, che ha messo in luce non solo l’avanguardia artistica ma anche la personalità complessa e travagliata di quella che è l’icona indiscussa della cultura messicana novecentesca.

Un viaggio da Roma a Genova per indagare nelle opere del “mito Frida” passando attraverso lo studio del rapporto tra l’artista stessa ed i movimenti artistici dell’epoca, evidenziandone le influenze sulle sue opere, continuando col racconto dell’universo privato di Frida, quello intriso di grande sofferenza e della presenza costante del marito Diego, “panzon” come lo amava definire lei, che ha tracciato profondamente la sua arte.

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Lo spirito rivoluzionario che ha sempre contraddistinto Frida diviene espressione dell’esuberanza culturale del suo tempo.

Nonostante un  vissuto  intriso di dolore, la personalità di Frida era “colorata” di amore per la vita, di coraggio, tenacia, rivoluzione, sensibilità e seduzione, tutte caratteristiche che ritroviamo nelle sue opere ed in particolari modo nella serie di autoritratti. Grazie alla sua personalità indiscussa, Frida ha esorcizzato quel dolore utilizzando l’arte come terapia per sanare le ferite di un’anima colpita duramente dalle sciagure della vita. Una  figura carismatica la sua, alla quale si riconosce un grande coraggio nello scegliere di dipingere quasi sempre se stessa, esponendo senza filtri i propri difetti fisici. Nei suoi ritratti Frida ha rinunciato all’idealizzazione di sé e ha puntato sull’amore per il proprio corpo, imperfetto, ma intensamente vivo. L’anima è riuscita a sopravvivere ad un corpo moribondo.

Nata in una delle 16 delegazioni di Città del Messico, Coyoacán precisamente, il 6 luglio del 1907, dal fotografo Guillermo Kahlo, di origini ebreo-ungherese, e da Matilde Calderón y González, una benestante messicana di origini ispanico – amerinde, Frida fu una pittrice dalla vita travagliata. Le piaceva dire di essere nata nel 1910, poiché si sentiva profondamente figlia della rivoluzione messicana di quell’anno e del Messico moderno.

Affetta da spina bifida, fin dall’adolescenza manifestò una personalità molto forte, unita a un singolare talento artistico e uno spirito indipendente e passionale, riluttante verso ogni convenzione sociale. Il 17 settembre 1925, all’età di 18 anni, rimase vittima di un incidente che cambiò drasticamente la sua vita e la rinchiuse in una profonda solitudine che ebbe solo l’arte come unica finestra nel mondo. Le conseguenze dell’incidente furono gravissime per Frida e nel corso della sua vita subì ben 32 operazioni chirurgiche. Fu costretta ad anni di riposo nel letto di casa, col busto ingessato e questa situazione la spinse a leggere libri sul movimento comunista e a dipingere. Il suo primo soggetto fu un autoritratto che donò al ragazzo di cui era innamorata. Da ciò la scelta dei genitori di regalarle un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, in modo che potesse vedersi, e dei colori. Iniziò così la serie di autoritratti (rappresentazione che tende a prevalere in questo progetto di mostra).28-frida-kahlo-busto-in-gesso

 

L’incontro con Diego Rivera, illustre pittore dell’epoca, cambiò radicalmente la sua vita non solo dal punto di vista artistico ma anche da quello sentimentale. Nel 1929 lo sposò pur sapendo dei continui tradimenti a cui sarebbe andata incontro. Conseguentemente alle sofferenze sentimentali ebbe anche lei numerosi rapporti extraconiugali, comprese varie esperienze omosessuali. Rimase incinta tre volte ma non riuscì mai a portare a termine le gravidanze a causa dell’inadeguatezza del suo fisico.La mancanza di un figlio la provò molto. Pochi anni prima della sua morte le venne amputata la gamba destra, ormai in gangrena. Morì di polmonite bronchiale. Fu cremata e le sue ceneri sono conservate nella sua Casa Azul, oggi sede del Museo Frida Kahlo. Le ultime parole che scrisse nel diario furono: “Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più.”

 

Per nostra fortuna, l’inestimabile bellezza delle sue opere l’hanno resa immortale ed il suo mito “ritorna” continuamente ad allietare le nostre vite.

 

                                                Alessia Coppola