Francesco Gafforio, tra fotografia e teatro
“Da nudo affronto il nemico più grande: il giudizio”

Abbiamo intervistato l’attore Francesco Gafforio, che nel 2023 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo per una mostra fotografica di Antonio Mocciola, “Le vittime di Dio”, per l’obiettivo di Giovanni Allocca. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 2 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.

Come ti presenteresti ai nostri lettori che non ti conoscessero? Che spettacoli stai preparando in questo momento?

Mi chiamo Francesco Gafforio, sono nato a Napoli nell’85 e sono un insegnante di teatro. Opero soprattutto in spazi sociali con categorie a rischio e attraverso “Kalamos”, l’associazione di promozione sociale di cui faccio parte, sto portando avanti anche dei laboratori teatrali in due presidi ASL in provincia di Salerno. Il mio percorso di studi e la mia carriera sono stati eterogenei: nonostante attualmente mi occupi prettamente di formazione, ho scritto numerosi testi e diretto diversi progetti. Di tanto in tanto il palco torna ad esercitare la sua potente attrazione su di me e rivesto i panni di attore. Nei prossimi mesi, a parte l’allestimento dei saggi di fine laboratorio, tornerò in scena con una serie di corti teatrali dedicati agli antifascisti che negli anni ’30 furono reclusi nei manicomi dal regime fascista: si tratta di un tema che mi è particolarmente a cuore.

Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli. La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti. Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano. Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?

Sono dell’opinione che parlare di libertà di espressione in Italia sia importante purché lo si faccia sapendo che da un lato c’è il diritto garantito dalla Costituzione, dall’altro c’è il tentativo sempre più palese di rendere tale garanzia un contenitore vuoto. La situazione è aggravata da un clima culturale dominato dal moralismo tipicamente cattolico che è ormai nel DNA della borghesia italiana, a cui si aggiunge la superficialità di una politica ridotta a “slogan”, una propaganda che digerisce e sputa informazioni senza lasciare un vero spazio al dialogo costruttivo. Si creano tifoserie acritiche pronte a gridarsi in faccia ogni genere di insulti senza che si comprendano le ragioni altrui… “divide et impera”, come si suol dire, e sappiamo bene chi sono coloro a cui giova tutto questo.

Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?

 Credo che il peso del Vaticano nell’agenda politica italiana stia lentamente scemando, almeno il peso che esercita direttamente.  Passando in rassegna i vari partiti e movimenti politici che si rifanno a valori cattolici sembra sempre più evidente che questi vi facciano appello esclusivamente per calcolo politico: si tratta di temi da tirare fuori all’occorrenza per opporsi a questo o a quell’altro avversario politico, facendo presa sulla pancia (Il DNA della borghesia italiana di cui sopra) di un elettorato sempre più orientato a destra. Insomma, si tratta di valori vacui, stendardi dei quali gli stessi alfieri ignorano volutamente il significato, motivo per cui cadono spesso e volentieri in contraddizione; ciò che spaventa di più è che questa tendenza non riguarda più ormai solo l’Italia tradizionalmente cattolica, ma molti altri Paesi sia europei che extraeuropei (basti guardare agli Stati Uniti di Donald Trump e alla sua delirante campagna elettorale).

Per quanto riguarda il Vaticano, credo sia chiaro anche a loro che nel giro di un paio di generazioni la Chiesa non sarà più quella di un tempo e che la sua ingerenza diretta nella politica diverrà presto un ricordo. Almeno è ciò che sembra… e che mi auguro.

Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Per il resto eri completamente nudo. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? Che rapporto hai con il tuo corpo nudo?

Reputo l’esperienza del nudo una delle tappe fondamentali del percorso attoriale: per un attore significa affrontare senza difese il nemico più potente, il giudizio, che reputo sia uno dei più grandi nemici della creatività e dell’espressione. Per “giudizio” intendo sia quello che si teme possano esprimere gli spettatori, sia quello verso il proprio corpo. La nudità è un concetto complesso, dai molteplici significati e per rimanere nudo di fronte a molte persone necessito di una giusta preparazione psicologica; un aiuto ulteriore giunge dall’ambiente, che nel caso de “Le vittime di Dio” fu rispettoso e sereno. Ricordo un certo imbarazzo iniziale, ma come ho detto ero preparato.

Nella mia vita privata invece non ho un rapporto sereno col mio corpo nudo. Al di là della sua potenzialità come mezzo espressivo, reputo la mia nudità poco interessante e, dato che il narcisismo è una qualità che non mi contraddistingue, non tendo ad esporre il mio corpo con leggerezza.

Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?

Sotto l’ombrello di “nudo artistico” possiamo trovare spesso parecchie giustificazioni a posteriori di mere esibizioni ammiccanti, per le quali il corpo diventa oggetto di desiderio o motore di un senso dello scandalo che nel 2025 lasciano il tempo che trovano. Già Pasolini lottando contro i valori borghesi faceva ampio uso dello scandalo, però la società italiana negli ultimi decenni non solo ha avuto modo di sviluppare anticorpi contro lo scandalo provocato dalla nudità, ma come tante altre cose questa è stata anche fagocitata e rivenduta come bene di consumo (basti pensare alla televisione berlusconiana, alle pubblicità, etc.)

Questa premessa riguarda quelle forme di nudità che ipocritamente si presentano come “artistiche”, non certo quelle (e sono anche tante, per fortuna) attraverso le quali il corpo diventa un potente simbolo archetipico, la forma più pura (nel senso di “radicalmente integra”, non certo nell’accezione cristiana!) delle miserie e delle virtù umane. Quando associata alla parola e alle sue infinite possibilità, dunque nel teatro, la vera nudità artistica diventa un mezzo potentissimo. Nel cinema penso che la sua potenza sia ridotta, in virtù del fatto che al posto di spettatori in carne ed ossa, destinatari reali dell’immagine, ci sia una macchina da presa.

 Rispetto al set fotografico, il nudo scenico (ad esempio, in “Estasi”) col pubblico presente, che esperienza é stata?

Proprio parlando poco sopra della nudità a teatro mi è venuta in mente l’esperienza di Estasi e con essa quelle precedenti che ho vissuto nella mia carriera. In tutti i casi il bisogno di esprimere una data sostanza con quella specifica forma (o in poche parole la necessità di farsi veicolo di un bisogno che aveva bisogno della nudità per essere espresso) era così impellente da aver annullato del tutto l’inibizione di fronte al pubblico. Spesso anzi percepivo come in imbarazzo fossero loro, non io: forse questa sensazione si genera ogni volta che ci si trova di fronte ad un qualsiasi artista che fa sacrificio del proprio pudore per raggiungere un nuovo livello di “libertà”, come i folli disinibiti che in piazza non si curano della loro nudità e mettono in imbarazzo l’intero villaggio… che in fondo invidia la loro libertà.

Sam Valenti

Share the Post:

Leggi anche