Abbiamo intervistato Francesco Di Maso, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. Successivamente Francesco ha prestato la sua immagine anche per la mostra “Le vittime di Dio”, fotografato da Carlo Porrini. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.
Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso artistico di musicista?
Ho sempre avuto un doppio percorso: da un lato ho sempre amato la musica e quindi ho coltivato questa passione; dall’altra ho iniziato come giornalista, prima di cronaca poi di spettacolo. Oggi mi occupo ancora di comunicazione, in ambito web marketing.
Sei fortemente radicato al territorio, Napoli? A che punto è la situazione in città dal punto di vista culturale? Essere napoletani é una marcia in più?
Non saprei. Da un lato forse direi che quello che faccio sarebbe lo stesso se fossi di altre città, che in fondo non sento appartenenza, mentre dall’altro penso che la provenienza sia qualcosa che fa parte dei tratti distintivi di chiunque.
C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Forse, a volte, avrei voluto essere un po’ meno timido e più accomodante. Forse se in qualcosa non sono stato capito, non sono stato bravo ad andare incontro.
La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà, ed anche per il progetto “Le vittime di Dio”. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
L’esperienza è stata bellissima, è stato tutto nuovo per me, ma per fortuna non provo imbarazzo e nonostante magari penso di avere dei difetti, sono in pace col mio corpo. Non mi ero mai visto come “modello” (anche vestito) ed anzi, spogliarmi probabilmente mi ha aiutato. L’ambiente poi, è stato molto tranquillo ed è stato fatto di tutto per mettermi a mio agio. Inoltre l’iniziativa mi ha trovato pienamente d’accordo, ed anzi, oggi c’è molto bisogno di mostrare il dissenso, in un modo o nell’altro.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile?
Siamo circondati da “nudi”, anche di alcuni che di artistico non hanno nulla (che devono comunque essere liberi) al punto che credo che lo scandalizzarsi per uno piuttosto che per un altro, sia semplicemente pretestuoso e con l’obiettivo di spostare l’attenzione da quelli che sono i problemi veri. Non credo poi che sia una questione di genere: ho sentito tanti discorsi da tutte le posizioni che mi viene da pensare che il malcontento sia percepito da tutti. Credo sia più una questione di potere, con chi può permettersi di “far spogliare” e chi invece fa scandalo. Bisognerebbe riappropriarsi del proprio corpo. Sarebbe davvero rivoluzionario.
Sam Valenti

