Francesca Gonnella racconta di “Addosso”
“Il messaggio arriva dalla pelle al cuore

Abbiamo intervistato Francesca Gonnella, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso la “modella per un giorno”.

Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso professionale?

Il mio percorso professionale può essere definito “variegato”: ho cominciato con una laurea in lingue orientali e una grossa opportunità purtroppo sfumata a causa della pandemia, proseguendo poi con un’esperienza nell’ambito della comunicazione e dei media relations. Attualmente sto sperimentando una strada completamente diversa, quella dell’insegnamento, che mi sta dando però grosse soddisfazioni. Immaginerei il mio percorso come un viale costeggiato da tanti portici diversi, ognuno dei quali ha definito una parte di me e mi ha permesso di crescere come persona e come professionista nei vari ambiti che ho toccato.

Quanto ha inciso nella tua formazione l’essere napoletana?

Sono napoletana d’adozione: Napoli è stata la mia seconda mamma, amorevole e accogliente ma anche esigente e rigorosa quando necessario. Mi ha trascinata in un perenne girotondo di “mazz’ e panell” e, con la sua spontaneità, esuberanza e i suoi modi genuini mi ha permesso, da ragazzina impaurita dal mondo, di poter finalmente crescere in una donna che non ha più paura di scoprire cosa si nasconde dietro l’angolo.

C’è qualcosa del tuo percorso professionale che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?

Non c’è nulla che non rifarei del mio percorso professionale, perché ogni scelta che ho fatto è sempre stata dettata da una parte di me che si è pian piano evoluta nel tempo. Credo fermamente che ognuno di noi si sforzi sempre al massimo delle proprie possibilità nel periodo storico e personale in cui si trova. Avrei probabilmente aggiunto un maggior numero di esperienze all’estero, ma non voglio precludermi nulla e, se vorrò, potrò sicuramente recuperarle in futuro.

La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nuda per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?

È stata sicuramente un’esperienza diversa. Nel corso degli anni mi è capitato di posare per altri servizi fotografici e anche di sfilare in passerella, ma quello è stato il mio primo e unico shooting di nudo integrale. Il messaggio di “Addosso” è potente e impetuoso e, come a voler svestire di inutili strati di pregiudizi e false convinzioni, arriva dritto al cuore, alla pelle di chiunque osservi quelle foto. Posso serenamente affermare che, complice anche la presenza di alcune amiche con cui ho posato, sul set l’atmosfera era rilassata e spensierata: Antonio e Carmine sono riusciti da subito a metterci a nostro agio con grande professionalità, permettendoci di superare l’iniziale imbarazzo con ironia e leggerezza. Aggiungo anche che mi ha aiutata molto l’aver sempre, in misura maggiore o minore, aver avuto un buon rapporto con il mio corpo.

Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo?

Assolutamente sì. Abbiamo sicuramente fatto dei notevoli passi in avanti, ma la pelle scoperta è ancora qualcosa difficile da accettare, basti pensare a quante vittime di violenza si sono sentite rivolgere la famosa domanda “Ma come eri vestit*?”. Nonostante la differenza dei corpi, delle forme, del colore della pelle, nudi siamo tutti uguali nelle nostre paure, nelle nostre debolezze, nella nostra umanità: forse è questo ciò che più spaventa.

Sam Valenti

Share the Post:

Leggi anche