“E la nave non va”
Il mare diventa materia viva

 

Napoli, 18 dicembre 2025

Un Mediterraneo in tempesta, sorvolato da gabbiani, ed un momento, nello spettacolo “E la nave
non va”, in cui il mare smette di essere metafora e diventa materia viva. Un luogo condiviso,
instabile, attraversato da corpi e parole che cercano un equilibrio possibile. È da qui che prende
forma il lavoro teatrale nato all’interno della Casa Circondariale P. Mandato di Secondigliano,
nel reparto di Alta Sicurezza Tirreno.
Lo spettacolo è l’esito di “E.P. L’Eco del Tempo”, progetto finanziato dal Ministero della
Giustizia e sviluppato dall’associazione La Nuova Comune APS, impegnata da anni nel Teatro
Sociale e Civile. Un percorso iniziato ben prima del debutto scenico, che ha utilizzato il teatro
come spazio di relazione, ascolto e responsabilità.
In scena, gli allievi attori detenuti della compagnia “I Non volevano scendere” condividono il
palco con i professionisti de La Nuova Comune APS — tra cui Deborah Di Francesco, Josepha
Pangia, Valentina Coppola, Costanzo Salatiello, Francesco Barra, Alessio Palumbo, Stefano
Coppola — dando vita a una drammaturgia che alterna ironia, immagini visionarie e momenti di
poesia aspra. Il risultato è un racconto corale che non chiede indulgenza, ma attenzione.
La nave evocata non appartiene a chi è “dentro” né a chi è “fuori”. È una costruzione fragile che
riguarda tutti, un viaggio collettivo in cui la rotta non può essere delegata. Il pubblico non assiste
da una distanza protetta: viene chiamato in causa.
Accanto al lavoro scenico, il progetto ha previsto workshop dedicati ai mestieri del teatro,
dalla scenografia ai costumi, dall’audio alle luci, dal videomaking alla fotografia di scena,
condotti dai professionisti del settore: Carlo Dini, Stefania Romagna, Francesco Fele, Giusi
D’Alessio, Mirko Amato. Un investimento concreto sulle competenze, pensato per aprire
possibilità reali e non solo simboliche.
Attraverso E.P. L’Eco del Tempo, La Nuova Comune ha inoltre scelto di dialogare con la città
attraverso incontri pubblici e performance come Scetate Partenope, portando il Teatro Civile
fuori dalle mura del carcere e restituendo alla comunità il peso dello sguardo e della memoria.
Qui il teatro non redime e non assolve, interrompe, sposta e mette in discussione. Qui il teatro
chiede di fermarsi a riflettere, e di ricordare che ogni viaggio condiviso implica una
responsabilità che non può essere ignorata.

Andrea Bonomo

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