“CMNM – Codice Kafka”, Marco Cacciapuoti
Un nudo filiale fragile e potente

Debutterà il 12 aprile per la rassegna “Storie nude” ideata dall’Associazione Kaos “CNMNM – Codice Kafka”, monologo breve di Antonio Mocciola che ha per protagonista Marco Cacciapuoti, in scena completamente nudo per “indossare” la fragilità dello scrittore davanti allo sguardo del padre Hermann. Abbiamo intervistato l’attore napoletano, durante le prove dello spettacolo.
“CMNM” è un testo scritto e diretto da Antonio Mocciola, ma che ti vede da solo in scena. E’ la prima volta che affronti un monologo? Di cosa si tratta?
Già in passato ho interpretato monologhi brevi in teatro. Questo di Kafka in nudità integrale mi fa supererare nuovi limiti. E sono grato ad Antonio per non aver insistito ma convinto pian piano artisticamente parlando.
E’ più difficile o relativamente più semplice portare in scena un personaggio realmente esistito, in questo caso Kafka? Ti è capitato già altre volte? 
Amo i personaggi inventati di sana pianta. Sono la creazione della fantasia ma Senza autori come Kafka oggi non ci esprimeremo con lettere o mail intime e introspettive. Si è aperto a noi, per ricordare a tutti di aprirsi agli altri nel bene e nel male.
Che aspetto ti ha colpito di Kafka? C’é qualcosa di lui che ritrovi in te?
No. Nessuno. Per questo mi ha colpito. Ho tutt’altro rapporto con mio padre e i ricordi felici dell’ infanzia.
Affidare un monologo intero é un gesto di grande fiducia da parte dell’autore e di grande responsabilità per l’attore. Com’è nata l’idea e l’incontro tra te ed Antonio?
Credo che come nelle migliori società o Clan ci si scontri e ci si correggi giorno dopo giorno e spero che l’assioma Mocciola Cacciapuoti possa perdurare nel tempo anche quando non vi saremo più.
Chi scrive non cerca la vita, cerca l’immortalità e un attore lo sa lo comprende. E Kafka né un esempio di letteratura e di umanità di cui avremo bisogno quasi come mangiare o bere.
Lo spettacolo ti vedrà in scena il 12 aprile ad Atripalda, negli intimi spazi del Mercato Nero. Secondo te sarà difficile recitare per tutto il tempo, da solo e completamente nudo, col pubblico che si trova a un centimetro dal tuo corpo, dalla tua voce? 
Personalmente fin da giovane son stato abituato a vedere interpreti a teatro tranquillamente nudi in platee piene. Ricordo al Teatro IL PRIMO ai Colli Aminei, avevo appena diciotto anni, e potei apprezzare una versione di Caligola davvero interessante da parte del Direttore stesso del Teatro. Comunque per quanto riguarda il pubblico: “Non vorrei essere nei loro panni. Ma soltanto nella pelle del personaggio. “
Una domanda che può essere utile agli attori che si stanno approcciando ora al mestiere: Che tipo di lavoro tecnico e psicologico hai fatto o stai facendo per superare l’eventuale imbarazzo di un’esperienza del genere? Che rapporto hai col tuo corpo? 
Nessun consiglio. Dovrebbe passare presto una legge una riforma per immettere come lezione scolastica un ora di teatro a settimana per ogni classe. Come si fa per la religione.
Il rapporto col mio corpo? Naturale. Che domanda! Fisiologico. Si va in scena anche nel giorno di un grave lutto. Il corpo dovrebbe reagire ma non reagisce. È molto naturale il mio rapporto col corpo. E il mio corpo ama adora essere vissuto da me con qualche coinquilina ogni tanto con le dita affossate, curiose di farsi un giro tra i miei peli.
Checché se ne dica, uno spettacolo di nudo integrale (di cui Antonio Mocciola è uno dei capostipiti, ottenendo numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero) non lascia mai indifferenti: prima di approcciarti a questo tipo di allestimento, hai avuto perplessità? Da pubblico hai visto mai esperimenti del genere, e avresti mai pensato di esserne un giorno protagonista?
Grazie mille per la meravigliosa domanda che sembra banale ma non lo è.  Sono sogni di percorsi che realizzo.
Secondo te in Italia ci sono ancora problemi di bigottismo per quanto riguarda il nudo nell’arte? Noti differenze di accettazione del nudo maschile rispetto al femminile?
Non me ne curo proprio. Non che non mi interessa o non ci abbia già riflettuto e allora la mia mente si sposta in altri paesi in altre culture poi scappa e si fa un giro nell’ universo e quindi mi dimentico dei problemi di bigottismo ancora di più se il nudo faccia arte.
Il tuo percorso di attore com’è nato? Quali sono i prossimi progetti e le aspettative che nutri sulla tua carriera?
Avevo tredici anni e Improvvisavo scenette e scianeggiature scritte in compagnia di un amico che poi regostravamo con una mia vecchia videocamera coinvolgendo gli amici e le amiche della comitiva. Poi al liceo mi sono iscritto al laboratorio tenuto da Paolo Bonaiuto, dove ho recitato in Ungheria e in Francia con la scuola in lingua francese e da lì mi sono totalmente innamorato in maniera molto profonda prima e in maniera professionale dopo. Oggi.
C’è qualcuno a cui devi dire grazie?
Alla mia tenacia.
Alessia Coppola
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