Arriva (finalmente) anche in Campania il tour di Alice che tanto successo sta riscuotendo su e giù per l’Italia. Cornice migliore del Real Sito di Carditello non poteva esserci, con il suo fascino fané, i suoi struggenti spazi immensi, e un’atmosfera di enorme suggestione. La stessa che ha saputo creare l’artista forlivese, capace di offrire al folto pubblico uno spaccato esemplare del repertorio di Franco Battiato, con scelte di scaletta mai banali (“Io chi sono”, “Un’altra vita”, “E’ stato molto bello”) senza rinunciare a qualche evergreen e soprattutto ai cinque caposaldi del loro felice sodalizio artistico (“Chanson egocentrique”, “I treni di Tozeur”, “Messaggio”, “Per Elisa” e “Il vento caldo dell’estate”).

Felicissima anche la scelta di riproporre i brani più recenti che il Maestro di Riposto scrisse appositamente per lei (“Eri con me” e “Veleni”, ma meriterebbe una rivalutazione anche “Come un sigillo”), mentre un vero e proprio tilt emotivo lo hanno creato brani come “Povera patria”, “E ti vengo a cercare”, “L’animale”, “La stagione dell’amore”, “Lode all’inviolato” e soprattutto “La cura”, tutti destinati a restare nella storia della musica. Così come i capolavori contenuti in un album come “La voce del padrone” che, 40 anni fa, fu il primo in Italia a sfondare il milione di copie vendute (“Segnali di vita”, “Summer on a solitary beach”, “Gli uccelli”). Singolare invece il destino di “Prospettiva Nevski”, che la stessa Alice ha rivalutato qualche anno dopo l’uscita (in sordina) della versione dell’autore nell’album “Patriots”.

Squisita l’intesa con Carlo Guaitoli, pianista eccellente e dal tocco sensibile e poetico, e palpabile la commozione al momento di dedicare la serata al collega e amico di cui è da poco ricorso l’anniversario della scomparsa. Quel che colpisce di Alice è la rarissima sintesi tra classe ed emotività, in una misura mai eccessiva che certamente Battiato apprezzava, e valorizzava appieno. Non a caso il concerto si apre e si chiude con due perle che Battiato ha musicato, ma a cui Alice ha contribuito al testo. Nel primo brano, “Luna indiana”, nato strumentale nel 1979, la Bissi ha composto integralmente il testo (“Luce della luna, il tempo passa e noi non siamo dei”), il secondo, “Per Elisa”, le ha dato la fama, e la vittoria a Sanremo.

Tanti, tantissimi, i brani che Alice ha sacrificato in scaletta, da “Mal d’Africa” a “L’oceano di silenzio”, da “L’ombra della luce” a “Le aquile”, tanto che sarebbe desiderabile, per i numerosi fans dell’artista romagnola, una nuova uscita discografica, a 8 anni di distanza dall’ultimo lavoro, “Week end”.

Per intensità e stile, vien da pensare che Alice non si limita semplicemente a “cantare” Battiato: lo vive. E l’incantesimo che crea lo dimostra, così come il divertimento nell’ultimo brano-bis, “L’era del cinghiale bianco”, cantato assieme al pubblico, sempre più coinvolto e partecipe malgrado l’afosissima serata.

Impeccabile l’organizzazione e l’accoglienza del Real Sito di Carditello, in via di completo recupero dopo decenni di abbandono e vandalizzazioni. Occasioni come questa sono utili per scoprire, o riscoprire, siti a due passi da noi, e che magari ignoriamo. La Fondazione che se ne occupa sta svolgendo un bellissimo lavoro. Il Carditello Festival andrà avanti fino al 30 luglio, con un programma variegato ed originalissimo. Dopo Enzo Gragnaniello, Raiz e Zulù, Elisa e la stessa Alice, sarà la volta di Eduardo De Crescenzo (23 luglio) per chiudere con Mario Incudine.

Antonio Mocciola