Alla Bat Gallery/Studio Milani di Roma
“Il festino delle anime elette”
L’eros in catene di Ryuki Rizzo

Il primo luglio, negli affascinanti spazi della Bat Gallery/Studio Milani di Roma, proprio alle spalle della Fontana di Trevi e in concomitanza con la mostra Adorabili Viziosi parte II curata da Fabio Milani e Francesca Perti, debutterà una performance griffata Antonio Mocciola, con la collaborazione mediatica de Gli Indecisi di Francesco Leone e ispirata al tema della mostra. In scena il giovane attore Ryuki Rizzo, lettarmente in balia degli ospiti in sala. Nudo, legato, inerme, si muoverà tra la gente restituendone il disagio, su un testo che farà discutere. Abbiamo intervistato il performer siciliano, durante le prove dello spettacolo.

“Il festino delle anime elette” è un testo scritto e diretto da Antonio Mocciola, ma che ti vede da solo in scena. E’ la prima volta che affronti un monologo? Di cosa si tratta?

Sicuramente è la prima volta che affronto un monologo così lungo senza nessun altro in scena. Lo spettacolo rievoca Apollinaire e il Marchese de Sade, una critica ai confini mentali della società satirizzandoli attraverso la mancanza di indumenti e l’approccio bdsm, ponendo l’attenzione su cosa ci ingabbia e soprattutto sulle gabbie che noi come società costruiamo

Affidare un monologo intero é un gesto di grande fiducia da parte dell’autore e di grande responsabilità per l’attore. Com’è nata l’idea e l’incontro tra te ed Antonio?

Devo ringraziare Salvo Lupo, attore palermitano come me, che già ha lavorato con Antonio nel precedente spettacolo “Nel Ventre”. Antonio cercava un attore “disinibito” e mi ha invitato a vedere un suo spettacolo al quale sono andato e successivamente dopo una breve serata ci siamo resi conto di essere sulla stessa lunghezza d’onda di pensiero e proprio da quell’incontro è venuta fuori l’idea dello spettacolo “Il festino delle anime elette”.

 

Lo spettacolo ti vedrà in scena il 1 luglio, negli intimi spazi della Galleria Milani. Secondo te sarà difficile recitare per tutto il tempo, da solo e completamente nudo, col pubblico che si trova a un centimetro dal tuo corpo, dalla tua voce? 

La difficoltà per me sarà uguale a qualsiasi spettacolo, nel senso che la dedizione e l’impegno sono sempre uguali aldilà della spettacolarità. Il fatto di essere nudo invece lo considero come se fosse il mio costume di scena, starà al personaggio sul palco reggerla. Il nudo ha una motivazione legata all’opera in sé e quindi la vivrò come se avessi un vestito d’epoca.

Una domanda che può essere utile agli attori che si stanno approcciando ora al mestiere: Che tipo di lavoro tecnico e psicologico hai fatto o stai facendo per superare l’eventuale imbarazzo di un’esperienza del genere? Che rapporto hai col tuo corpo? 

Per gli attori che si approcciano posso solo dire che chi lavora al teatro dona tutto se stesso, corpo incluso, l’arte ha mille sfaccettature ed è giusto accettarle tutte. Importante credo sia il fatto di pensare che non siamo noi a metterci a nudo, ma il personaggio. Noi prestiamo a lui solo il nostro corpo e la nostra voce. Nonostante io non stia a proprio agio con il mio corpo dovuto all’influenza mediatica e sociale sul “corpo perfetto” è essa stessa la motivazione per cui lo faccio, la bellezza del corpo sta nella sua imperfezione e mutevolezza, donarlo all’arte ritengo sia la sua esaltazione massima.

Checché se ne dica, uno spettacolo di nudo integrale (di cui Antonio Mocciola è uno dei capostipiti, ottenendo numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero) non lascia mai indifferenti: prima di approcciarti a questo tipo di allestimento, hai avuto perplessità? Da pubblico hai visto mai esperimenti del genere, e avresti mai pensato di esserne un giorno protagonista?

Sicuramente mi sto allenando psicologicamente all’impatto sul palco, il palco amplifica ogni emozione, soprattutto quando sei in mezzo al pubblico, quello che posso fare è prendere consapevolezza e allenare la mente a reggere la pressione (il lavoro di qualsiasi attore) considerando che per la prima volta le condizioni dello spettacolo sono ad altissimo carico emotivo e visivo. Per il resto sono emozionatissimo e gasato di fare questa esperienza e di continuare questo percorso che vedo una vasta tradizione teatrale. Come pubblico mi è capitato di vederli e sono affascinato da questo genere di spettacoli ma anche dalla forza degli attori che sostengono tutta quell’energia, non pensavo che l’avrei mai fatto ma allo stesso tempo era uno dei miei desideri. Spero di realizzarlo al meglio.

Il tuo percorso di attore com’è nato? Quali sono i prossimi progetti e le aspettative che nutri sulla tua carriera?

Il mio percorso come attore parte nel 2019 durante una nevrosi somatizzata che ho affrontato, la mia ancora di salvezza è stata il teatro e il desiderio di comunicare con la gente, facendo sì che i pensieri e le idee possano sempre essere come un mare di flusso costante. Dopo aver studiato in vari percorsi a Palermo mi sono trasferito da poco a Roma nella speranza e con il desiderio di formarmi sempre di più per essere sempre più all’altezza delle anime dei personaggi che ho l’onore di farmi carico. Io mi ispiro a Charlie Chaplin e alla spontaneità della sua arte ma anche alla sua leggerezza altamente umoristica. Non ho aspettative per il futuro perché per me è importante lavorare per la gente e la comunità, quindi qualsiasi cosa crederò che sarà utile e necessaria per permettere alla mia arte di avanzare e che possa permettere alle persone di crearsi dubbi su situazioni che prima non aveva neanche pensato. Sinceramente questa è l’unica ambizione che mi concedo riguardo l’arte, il percorso verrà da sè. Assolutamente si punte sempre in alto e in avanti.

C’è qualcuno a cui devi dire grazie?

Devo ringraziare sicuramente me stesso per non aver mai mollato fino a raggiungere il mio sogno di essere un professionista. Però credo sia più importante ringraziare tutte le persone che mi hanno sostenuto e permesso con i loro insegnamenti di fare questa carriera: il direttore di palcoscenico del Teatro Massimo, Ludovico Rajata, i miei genitori senza i quali non avrei avuto il supporto necessario per studiare e crescere, la mia migliore amica Sofia che è sempre presente nei momenti più giù e pieni di dubbi, Ernesto Tomasini che mi ha lanciato nel teatro queer facendomi scoprire cosa vuol dire essere umili per l’arte. È un ringraziamento speciale va a tutte quelle persone che credono in me, che vengono o sono venute anche solo una volta a vedermi, e a tutte le persone che verranno a vedermi in futuro. Dopotutto il Teatro senza le persone che lo amano non esisterebbe, ma anche senza le persone che amano e sostengono gli attori in quanto essere umani.

Alessia Coppola

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