Pasolini nel riflesso
di altri giganti

Mentre le luci di platea restano volutamente accese, Stefano De Majo entra in scena con
una copia di “Petrolio” in mano per introdurre “50 Pasolini”. È un prologo che ricorda una
delle sette diverse prefazioni del testo originale e la premessa – fatta direttamente
guardando uno ad uno gli spettatori quasi a voler chiedere un cenno d’assenso se non
proprio una risposta – lascia intendere quale sia il filo rosso dell’intero spettacolo che
poggia su un continuo dentro/fuori: dentro/fuori dallo scritto testamentario del letterato,
dall’io narrante dello stesso De Majo che veste i panni di Pasolini (ma anche i propri), dalle
vicende di personaggi altri come Caravaggio, Giordano Bruno, Ettore Petrolini, Anna
Magnani dei quali si rivelano sorprendenti punti di contatto (sia biografici che filosofici e
poetici) con l’intellettuale friulano.
L’operazione di De Majo è tanto sofisticata quanto pericolosa, complessa e raffinata
perché l’intreccio – che non dà mai respiro né concede distrazione – è come un filo
invisibile il cui percorso richiede un’attenzione costante e una conoscenza non proprio
scolastica di storia dell’arte, cinema, politica, storia contemporanea, cronaca. Troppo facile
(e già visto molte altre volte) sarebbe stato estrapolare parti di “Petrolio”, dar loro una
semplice ‘veste attoriale’, puntare tutto sull’omicidio Pelosi (?) per uno scontato moto
emozionale; invece qui c’è una tessitura e un ordito che riflettono sì le tante identità
stilistiche e autoriali dell’originale, ma che prendono tangenti altre e sorvolano destinazioni
nuove ed impensate. De Majo le esplora tutte, senza particolari cambi di registro vocale o
recitativo, dando al rebus della narrazione un tocco di difficoltà in più a noi e anche a se
stesso, obbligato al rispetto millimetrico delle immagini che per l’intero spettacolo scorrono
sullo sfondo e che richiedono una perfetta aderenza al contenuto verbale.
La ballerina Marika Brachettoni è musa e referente di questo viaggio frammentato nel
tempo e concitato nello spazio; essa stessa balla, ma è anche giornalista, segretaria,
finanche Lena del Merisi…
“50 Pasolini” è un pregevolissimo lavoro di scrittura e il suo autore, regista e interprete
maneggia con sicurezza e abilità una materia viva che sente propria ma, proprio per
questo, forse a discapito di un’emozionalità che fatica ad emergere davanti a tanto
contenuto e ad un’architettura generale che offre fin troppe occasioni di riflessione e
conoscenza.

Francesco Giannotti

Teatrosophia – Roma
29 – 31 gennaio 2026 – 1 febbraio 2026
“50 Pasolini” di Stefano De Majo
regia Stefano De Majo
con Stefano De Majo e Marika Brachettoni
coreografie Marika Brachettoni
visual designer Paul Harden
luci Gloria Mancuso
produzione LAROS di Gino Caudai

Share the Post:

Leggi anche