Tiziana Beato, storica dell’arte e modella per caso
“Il nudo ha sempre fatto parte del mio vissuto”

Abbiamo intervistato Tiziana Beato, storica dell’arte, produttrice teatrale e a sua volta autrice e scrittrice. Con la sua poliedrica personalità ha accettato di buon grado di farsi “modella per un giorno” davanti all’obiettivo di Federica Pone per la mostra “Le vittime di Dio”, curata da Antonio Mocciola. Abbiamo incontrato Tiziana per una piacevolissima e stimolante “chiacchierata a distanza”.

Hai tantissime attività da anni nel campo dello spettacolo, oggi come ti presenteresti ai lettori che non ti conoscessero?

Sono circa 20 anni che collaboro a produzioni e organizzazioni teatrali. E’ solo una fortuna quella di poter lavorare e vivere “il teatro”. L’organizzazione delle compagnie teatrali e l’amministrazione e’ stato sempre il mio ruolo sebbene, con sacrificio, negli anni ho investito in progetti indipendenti, specialmente per teatri OFF o quelli di periferia. E’ nella provincia e nei luoghi non comuni che dovrebbe arrivare il teatro.

 

Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli. La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti. Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano. Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?
La partecipazione al progetto nasce dalla amicizia con il drammaturgo Antonio Mocciola, che è un uomo libero.
Ho sposato subito l’idea della “vittima “ intesa come essere a cui é vietato il pensiero, il dialogo, la differenza. Ho scelto Giovanna D’arco per la Mostra; per la sua cruenta fine, il rogo. Il fuoco che ha bruciato donne, uomini, libri, e tutto quello che non  doveva essere “libero” e culturalmente persistente. Ecco. La libertà è una parola, un capello arricciato, un anello, una minigonna, un bacio per strada, una famiglia di mamme o di papà o di chi crea famiglia nel bene comune. Attualmente in Italia e nel mondo ci stanno “indicando” un recinto, una gabbia sociale a cui non sento di appartenere. Fuori i recinti si smarriscono spesso le pecore nere.

Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?

Il Vaticano è uno Stato, ha le sue leggi e i suoi reggenti. Il credo religioso non ha niente a che vedere con le mura romane, si può pregare e avere fede in ogni luogo. E’ uno Stato che  partecipa alla vita politica,  che condiziona e che ha il suo peso, non tanto greve da bilanciare l’attuale Parlamento italiano. Ci sono più preti a Palazzo Madama che a San Pietro.

Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? 

La mia fotografia è quella “meno nuda “ e non per pudicizia. Un corpo, carne e ossa non creano imbarazzo e vergogna. Spogliarsi e cambiarsi sul set è stato naturale. Non ho voluto la nudità. Mi interessava l il valore del progetto e il mio personale messaggio. Se un messaggio è forte basta una parete bianca, e a me è servito un pezzettino di addome.

Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?

Sono una storica dell’arte. Il nudo ha sempre fatto parte del mio vissuto, statue, quadri, fotografie. E’ naturale e penso ai corpi della cappella Sistina di Michelangelo. Fu applicata una foglia d’oro al pube a tutti i personaggi ma sono talmente belli e ricchi di suggestione che seppure fossero stati totalmente nudi , nessuno ci avrebbe fatto subito caso. Quell’opera è un insieme di significato e senso.
Personalmente credo che come ogni situazione il nudo non debba essere strumentalizzato e messo sempre e comunque in primo piano.
Una volta davanti ad una bellissima donna nuda le ho esclamato: wow che orecchini favolosi!” Fu la prima cosa che notai. L’ho sposata e indossa ancora dei meravigliosi orecchini.
Sam Valenti
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