Abbiamo intervistato la conduttrice radiofonica e attrice Fabiana Sera, tra le modelle del progetto “Le vittime di Dio” (foto di Luca Petrucci). Una carriera invidiabile, una schiettezza senza pari e tanti spunti interessanti per questa piacevolissima chiacchierata.
Come ti presenteresti ai nostri lettori che non ti conoscessero? Che progetti stai allestendo in questo periodo?
Ciao Sam, e grazie. Non amo definirmi, non riesco mai a trovare aggettivi o parole che mi soddisfino. Forse, la parola che più mi rappresenta è “Voce”: un po’ perché definisce la mia identità. Un po’ perché credo che una voce non possa mai nascondere la vera natura di un essere umano.
Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli. La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti. Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano. Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?
Non ho mai fatto pace con la mia opinione a proposito. Qualcuno disse: “la tua libertà finisce dove inizia la mia”. Ricordo anche una citazione di un film che ho amato molto: “questo è il mio spazio, questo è il tuo. Io non entro nel tuo, tu non entri nel mio. Credo molto nei confini etici, che non dovrebbero mai essere “ricordati”, e adoro anche il rispetto. Mi chiedo: finché non compio reati, non offendo e non faccio del male ad alcuno, perché non posso esprimere le mie idee, civilmente e con messaggi ad hoc? Attendo con ansia la risposta di Salvini e della Curia.
Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?
Sarebbe qualunquista dirLe che tra Stato e Chiesa vigono equilibri e poteri atavici, dunque mi dolgo solo nel constatare come la Chiesa, a mio modesto avviso, mi sembra non riesca a cogliere i veri bisogni dei giovani, i loro desideri e le loro paure. Entri nelle Chiese: quanti giovani vede?
Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Per il resto eri completamente nuda. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? Che rapporto hai con il tuo corpo?
Sono abituata al set, e in particolare modo, quello de “le vittime di Dio” è stato magico: Antonio Mocciola e il suo team mi hanno fatto da “coperta di Linus”, in un ambiente accogliente dove ho potuto denudarmi senza alcun imbarazzo. Mostrando il mio corpo martoriato. Ho attraversato con lui 46 anni di lotte intestine, di amore, odio, dialoghi, litigio, domande, monologhi, silenzi, discorsi bulimici, urla, risate e, infine, adorazione pura per questo corpo che ho così martorizzato, punito per colpe non sue. Ha ospitato creature vive e morte, ha subito punizioni corporali per puro masochismo, per mancanza di amor proprio. Eppure, anche quando l’ho odiato con tutta ne stessa, lui non ha mai smesso di amarmi, e non mi ha mai abbandonato. Aiutandomi a diventare la donna che sono e che, oggi, si ama alla follia. Come non potrei adorarlo alla follia?
Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?
Adoro il naturismo e credo che se ne parli troppo poco. Credo che il teatro sia un’ottima agorà deputata a un’informazione libera e volontaria. E ci vorrebbero anche più incontri in associazioni, nonché spiagge dedicate a famiglie e child free. In Italia, siamo ancora molto indietro. Chissà perché…
Sam Valenti

