Nel settembre del 2022, in uno dei più prestigiosi musei d’Europa, il Pan di Napoli, Emanuela Marmo organizzò una rassegna sulla blasfemia invitando artisti internazionali e che diede da parlare a politica e stampa per mesi, creando un vero pandemonio. Un’intera sala fu affidata ad Antonio Mocciola, che con le foto di Carlo Porrini e Gian Paolo Bocchetti, creò la mostra “Le vittime di Dio”. Altro putiferio. Sui corpi nudi dei 100 modelli campeggiavano le scritte dei martiri non allineati della furia vaticana (e non solo).
La foto-immagine di tutto l’evento, rimbalzata sui siti di tutto il mondo, rappresenta un ragazzo magro, crocefisso, completamente nudo (genitali compresi, ma del resto é così che si veniva torturati, altro che mutandine pudiche), e che invece di morire sbeffeggia chi guarda con espressione luciferina. Quel ragazzo tutto nudo é Davide Benedetto, tuttora sul web per chiunque volesse tornare a informarsi sul discusso allestimento. Digitando “Le vittime di Dio” comparirà per sempre lui, Davide, icona di un evento che, nel bene e nel male, ha fatto la storia.
Antonio Mocciola, che condivide le origini con il suo giovane modello (Anzi, provincia di Potenza) ha affidato proprio a lui la locandina ufficiale, lasciandolo – in un certo senso – per sempre nudo davanti a tutto il mondo, con un’immagine potente, poetica e oltraggiosa nello stesso tempo.
All’ingresso della mostra, che registrò in soli 10 giorni migliaia di visitatori (battendo quella di Frida Khalo, al piano di sopra), campeggiava l’immagine di Davide, a grandezza quasi naturale. Lo smagliante bianco e nero di Porrini quasi scolpiva le forme di un corpo magro, del tutto esposto, che quasi chiede di uscire dalla carta, staccarsi dalla parete per aggredire (o abbracciare) il visitatore. Migliaia di persone lo hanno visto, é stato per tutti il primo impatto, ed é una delle foto più incisive dell’allestimento. Mocciola forse non poteva trovare emblema più efficace per il suo graffiante messaggio. Abbiamo intervistato questo intelligente e vivace ragazzo lucano per ricordare quell’esperienza, e conoscere le sue opinioni sui temi che la rassegna affrontò.
Come ti presenteresti ai nostri lettori che non ti conoscessero?
Mi chiamo Davide Benedetto, ho 27 anni e mi occupo di consulenza per imprese e Terzo settore. Sono nato in Basilicata, ma Napoli mi ha adottato diversi anni fa. Ho partecipato ad alcuni progetti di nudo artistico in passato, sia come protagonista che da dietro la fotocamera.
Hai partecipato a “Le vittime di Dio”, il cui primo allestimento è stato al prestigioso museo Pan di Napoli. La mostra fotografica ha scatenato poli opposti di entusiasmi e contestazioni, facendo indignare Matteo Salvini con un “tweet” velenoso, la Curia di Napoli (che inviò sotto al museo i madonnari a dipingere icone per allontanare il demonio), il tg2 guidato dalla destra cattolica e molti benpensanti. Eppure, ancora se ne parla e dopo quella data le foto sono state esposte a Roma e Milano. Qual è la tua opinione sulla libertà d’espressione in Italia?
Ah, la libertà di espressione… Non la conosco. E non è cinismo, attenzione: ricordiamo che ogni ministro giura di rispettare e osservare attentamente la Costituzione, e che questa tutela la libertà di espressione in ogni sua forma legittima. Ma l’indignazione dei Tg nazionali e di Salvini non mi ha sorpreso: è la loro maschera, il loro stile, il loro personaggio. Sapere di aver creato anche il minimo sconforto ci ha ripagati. Per quanto riguarda invece la Curia di Napoli, ammetto di essermene rammaricato, ma solo per un momento. E non tanto per la reazione in sé – anche questa attesa – quanto perché, da non credente, ho comunque una profonda ammirazione per alcuni aspetti della cristianità al Meridione. Su tutti, l’arte sacra. Quindi il rammarico si è trasformato subito in una ulteriore piccola vittoria quando ho visto i madonnari “protestare” dipingendo. E allora che arte sia!
Detto questo, e non crediamo nella libertà di espressione per le persone che disprezziamo, non ci crediamo affatto, scriveva Noam Chomsky. E qualcuno, qui in Italia, chiaramente non ci crede
Secondo te il Vaticano ha ancora il peso di un tempo nell’agenda politica italiana o pensi che le ingerenze siano ancora una stortura in un paese Europeo nel 2025?
Andrò controcorrente: il ruolo del Vaticano, seppure intrusivo, è comprensibile in un Paese dove la cultura e i processi di socializzazione sono ancora intrisi della morale cristiana in cui tutti noi, occhio e croce, siamo cresciuti. Anche chi non crede, penso, dovrebbe ammetterlo. Questa è una premessa per comprendere che il peso che la Chiesa ha sull’agenda politica deriva direttamente da queste variabili culturali, più che da ingerenze legittime nell’ambito politico. La Chiesa, quando si oppone con strumenti politici – ad esempio – ai matrimoni tra coppie dello stesso sesso, lo fa per tramite degli esponenti che rappresentano gli interessi del voto cattolico, che è ancora incredibilmente significativo. E questi interessi, e la loro rappresentanza, è divisa equamente tra sinistra e destra. Quindi, non ne usciremo a breve, temo. Per quanto mi riguarda, nella definizione delle policy bisognerebbe distinguere tra ragioni morali, politiche e scientifiche. Le ultime due sono benvenute, la prima no.

Hai “indossato” sul corpo il nome di uno delle migliaia di eretici che la chiesa ha mandato al rogo in questi 2025 anni di dominio. Per il resto eri completamente nudo. Come hai vissuto l’esperienza, certamente inusuale, di essere a lungo la sola persona a nudo su un set di addetti ai lavori che erano lì per ritrarti? Eri in imbarazzo oppure è scattata una certa forma di narcisismo? Che rapporto hai con il tuo corpo nudo?
Era la mia prima esperienza di nudo completo. Antonio Mocciola (il regista e responsabile del progetto) è un mago nel mettere a proprio agio chi si trova completamente nudo ed effettivamente alla mercé visiva di tutti. Certamente è imbarazzante, le prime volte. Però ci sono due considerazioni da fare: la prima, sei su un set. Chi è lì, nella maggior parte dei casi, è lì per lavorare. Che tu sia un uomo nudo o una sedia piena di vestiti, loro sono lì per fotografarti, ritrarti, essere pagati e andare a casa. Ne hanno visti tanti… Tenere bene a mente questo aiuta moltissimo a superare l’imbarazzo.
E poi c’è una considerazione prettamente artistica: il nudo, nell’Italia degli anni ’20 – e specifico bene anni 20 del 2000, perché guardandoci attorno ci si potrebbe confondere con il secolo scorso – è ancora DAVVERO ancora qualcosa di inaccettabile per molti, e quindi – di conseguenza – si presta bene a progetti artistici che vogliono fare scalpore. Ma nel Paese che vorremmo il nudo artistico non fa scalpore. Fare per normalizzare, fare per normalizzare.
Antonio Mocciola ha scelto te come immagine ufficiale della locandina per la mostra al Pan. Che effetto ti ha fatto rappresentare l’intero allestimento?
E’ stato un vero onore. Sono contento che Mocciola abbia visto qualcosa in me (e non mi ha manco spiegato cosa, di preciso). Vedere una enorme stampa di me stesso con tutto quello che la natura mi ha donato fa’ uno strano effetto. Piacevole, direi. Forse sono un po’ esibizionista…

Noi siamo un’associazione che promuove il naturismo non solo nei luoghi deputati, ma anche – come nel caso dei lavori di Antonio Mocciola – nell’arte (foto, cinema, teatro). Cosa pensi del nudo artistico? In quale forma trovi sia più fruibile e potente?
Come ho detto sopra, il nudo fa ancora scalpore. Ben venga normalizzarlo, sia che si tratti di una prestazione votata all’arte, sia che si tratti di naturismo. Il medium fotografico è già ottimo, ma c’è di più. Il nudo è una qualità che si apprezza con la vista. Però la fotografia è statica. Il teatro, invece, è continuo movimento e permette allo spettatore di apprezzare l’intero corpo nudo, negli angoli dove la fotocamera non arriva. Il cinema è fatto di tagli e montaggi, quindi nasconde i dettagli che non interessano la trama. Ecco, tra questi, quello che permette un’esperienza completa è quindi il teatro, dove da nudo non puoi nascondere nulla. Sei lì, tutto.
Pensi di ripetere l’esperienza, magari in altre situazioni (cinema o teatro, o magari altri progetti fotografici)?
Assolutamente. Prima ho accennato alla mia professione, che è un classico lavoro da ufficio. Ti lascio immaginare quanto sia costrittivo per l’anima e lo spirito il binomio cravatta&camicia…
Sam Valenti

