Abbiamo intervistato l’attore Danilo Rovani, che nel 2017 sposò una causa importante, accettando di posare completamente nudo davanti all’obiettivo di Carmine Miceli per un libro fotografico di Antonio Mocciola, “Addosso”, utile a rompere la cortina omofobica che circondava la discussione parlamentare attorno alle unioni civili. L’occasione é ghiotta per parlare anche del momento storico che stiamo vivendo a distanza di 8 anni da quel lavoro, e di cosa sta facendo adesso il “modello per un giorno”.
Come racconteresti a chi non ti conosce il tuo percorso artistico di attore?
Potrei partire dagli esordi avvenuti nel 1995, quando ho mosso i primi passi in una scuola di teatro, per poi trovarmi di lì a poco nel mondo lavorativo. Era ancora l’epoca dei grandi maestri, degli incontri fondamentali per la formazione; chi come me stava cominciando aveva come obiettivo trasferirsi a Roma, dove c’erano le grandi produzioni nazionali. Cosa che ho fatto nel ’99. In quegli anni ho sperimentato tutte le forme di spettacolo e intrattenimento, dal teatro di ricerca al pianobar. Tutta formazione da mettere nel baule che, ancora oggi, mi torna utile. Significative sono state le collaborazioni con grandi nomi come Lavia, Martone, Proietti e tanti altri.
Sei fortemente radicato al territorio, Napoli? A che punto è la situazione in città dal punto di vista culturale? Essere napoletani é una marcia in più per questo mestiere?
Si, lo sono e lo sono con grande orgoglio. Napoli, culturalmente non si è mai fermata e credo non si fermerà mai. Forse grazie agli enormi retaggi di un passato così importante che spinge noi, oggi, a metterci in discussione sia attraverso la tradizione che l’innovazione .
La marcia in più se così si può definire, probabilmente deriva proprio dai nostri predecessori che ci hanno lasciato capolavori e interpretazioni titaniche. Se ci rivolgiamo al passato possiamo crescere nel futuro. Ma non è una questione geografica. Ci sono artisti non napoletani che hanno più di una marcia in più e va riconosciuto. Io però sono grato all’acqua salata del mare e al magma che mi si muovono e ribollono dentro.
C’è qualcosa del tuo percorso artistico che non rifaresti mai? E qualcosa che invece è stata, secondo te, poco compresa?
Rifarei tutto perché anche gli errori e le cose brutte sono formative; ti insegnano cosa non fare, cosa tralasciare e su cosa concentrarti davvero.
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda: non credo non sia stato compreso, ma un mio spettacolo “Baraccone Clandestino” ha avuto vita troppo breve. Forse perché molto schierato politicamente, molto impegnativo dal punto di vista produttivo e perché trattare di libertà in questo periodo storico è diventato molto difficile e scomodo per alcuni.
La nostra associazione si occupa di naturismo, anche declinata in campo artistico. Hai posato nudo per un libro sull’omofobia, “Addosso”, in un periodo di forti contrasti per l’approvazione della Legge Cirinnà. Com’è stata l’esperienza? Hai provato imbarazzo? Che rapporto hai col tuo corpo?
No, non ho provato nessun imbarazzo. È stato divertente oltre che importante prendere una posizione in quel periodo. “La libertà è sempre un buon bottino “ è un mio motto da lungo tempo. Col mio corpo ho un rapporto altalenante. Ci sono periodi in cui mi piaccio molto e altri in cui mi detesto. Immagino sia abbastanza comune come condizione.
Pensi che in Italia, ancora oggi, ci sia un problema di accettazione del nudo, specie maschile?
Si torna sempre al concetto principale della libertà individuale. È il giudizio degli altri che non deve toccarci. Come diceva Sartre “l’inferno sono gli altri “.
La nostra vita deve svolgersi senza giudicare né sentirci giudicati. Abbiamo il libero arbitrio di guardare o non guardare, agire o non agire. Tutto qui.
Sam Valenti

