Quando l’astratto svela il suo concreto

C’è in questa foto di scena una perfetta sintesi della vita e dell’arte di Jackson Pollock e di
Lee Krasner: corpi che sono arte e che si prestano a gocciolarsi sulle tele per fissare attimi
che non si ripetono, tentando una fuga impossibile dall’immanenza della vita (e della
morte), urla disperate di accoppiamenti e separazioni, di parti artistici e spasmi
esistenziali, di voragini incolmabili che immettono su precipizi senza ritorno e senza fine, di
spaventevoli consapevolezze così potenti da far perdere il senno e un minimo di aderenza
allo scorrere del vivere; persino le brutture di un mondo che scopre il giocattolo mortale di
Oppenheimer, tanto più brutale su larga scala quanto più deflagrante per (e nelle) anime
degli artisti, necessariamente destinati alla devastazione di sé.
E poi ci sono loro: Gianni De Feo e Serena Borelli che non fanno l’uno il fondatore del
cosiddetto espressionismo astratto e l’altra l’artista (ma anche la madre, la moglie, la
musa, la figura resiliente del genio dannato), ma danno uno spessore tutto personale alla
biografia in forma di poesia di queste creature così complesse e insondabili. Difficilissimo
riuscire a non spingere lo spettatore ad un richiamo continuo agli originali, noti per storia,
volti, opere e azioni. Ma se si è due attori di altissima caratura, qui in una della loro
interpretazioni più riuscite in assoluto, il pubblico si lascia incantare e trasportare dalla fine
poetica che sottende lo spettacolo: fornire una sorta di tridimensionalità alle vicende
narrate e consegnare all’abilità dell’arte drammatica degli interpreti un grande valore
aggiunto che li mette al riparo da qualsiasi umiliante agiografia dei personaggi. Merito
anche del testo di Marco Buzzi Maresca che, come nella sua tradizione autoriale, non
rinuncia ad un approccio carico di poesia, di quell’inconscio che si fa parola, di sussulti
interiori che si traducono in dialoghi e monologhi sofferti; è la piana cronaca biografica a
farne le spese (fortunatamente) per creare i tanti spazi in cui De Feo e Borelli oltrepassano
i limiti dei personaggi per mettere in scena moltissimo di sé con esiti davvero convincenti.
Ma di estremi, solo all’apparenza inconciliabili, sono fatte le sfide e De Feo (anche regista)
ha dovuto trovare la sintesi tra l’immaterialità della scrittura poetica e la soverchiante
concretezza della vita e delle opere dei due artisti americani. Il risultato è un flusso di voci,
corpi, immagini, musica e movimenti che intersecandosi con un’armonia e un amalgama
pressoché perfetti, dà luogo più ad un’immersione esperienziale che ad uno spettacolo
comunemente inteso; è un’apnea che richiede concentrazione e impegno anche per chi
“solo” vuole godere i frutti di un lavoro corale che ha coinvolto tante teste e sensibilità.
Ecco perché in “Bianco” non c’è niente di facile, ancor meno di scontato e prevedibile; è
una sublime esperienza che ai due cuori ribelli dell’arte contemporanea avrebbe forse
ispirato nuove immersioni e nuovi abissi in cui precipitare.

Francesco Giannotti

Teatrosophia – Roma
23 gennaio – 26 gennaio 2025
30 gennaio – 2 febbraio 2025
“Bianco – Il volto di Jackson Pollock e Lee Krasner” di Marco Buzzi Maresca
regia Gianni De Feo
con Gianni De Feo e Serena Borelli
coreografie e aiuto regia Maria Concetta Borgese
musiche originali Theo Allegretti
drammaturgia musicale Gianni De Feo e Roberto Rinaldi
scene e costumi Roberto Rinaldi
disegno luci Gloria Mancuso
assistente alla regia Letizia Nicolais

videomaker Fabio Patrizi
sartoria Giulia Balbi
produzione Teatrosophia

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