Ci si è mai domandati cosa sia l’amicizia e cosa questo nobile ed ancestrale sentimento rappresenti?
Nell’usata ed abusata formulazione di tutti i giorni l’amicizia è uno spettro umanissimo che comprende un po’ di tutto, da una mera conoscenza, ad una frequentazione, più o meno superficiale, ad un rapporto cordiale fino ad arrivare, via via per gradi al legame più puro e nobile che l’umana società possa mai concepire. Tante le analisi possibili sulle cause e circa i risvolti che il senso dell’amicizia implica nei rapporti sociali: primo fra tutti, e forse il maggiore, l’uso intenso dei social network i quali, con la loro incredibile velocità di veicolare informazioni lasciano credere che esse rappresentino “comunicazioni” tra persone; così non è, con la conseguenza che la maggior parte crede di intessere relazioni profonde laddove esse sono solo superficiali e di mera convenienza; nascono sentimenti, si litiga, si discute, si arriva addirittura a fidanzarsi salvo poi miseramente interrompere bruscamente credendo che alla base esista un fascio coeso laddove non ci si avveda che le comunità coinvolte vanno liquefacendosi sempre più dando la sensazione ai singoli di camminare sulle acque.
Può il teatro rappresentare questa contraddizione nella quale la moderna società va intricandosi sempre di più? La risposta non può che essere positiva: da sempre il teatro s’incarica di interpretare e decifrare lo scontro delle passioni, specialmente quando ciò accade da una prospettiva del tutto nuova: quando in una impalcatura essenzialmente drammatica essa lascia intravedere talune venature comiche ed umoristiche, insomma la visione comune e quotidiana che s’intreccia con la tragicità degli eventi che porta a revisioni, rotture o, peggio, rifugi vendicativi nei rapporti che si erano concepiti come “amichevoli”.
In questo caso la mera convenienza a conservare un contatto umano è destinato a prendere il sopravvento sulla caratteristica essenzialmente disinteressata del feeling, ed appare evidente che qualsiasi situazione, dall’esterno osservata e percepita come umoristica, sia destinata a trasformarsi in breve, e nell’interno, in una evoluzione di rottura più o meno traumatica.
È ciò che, in essenza, cerca di analizzare il nostro giovane autore teatrale Daniele Pisano che si cimenta in questo difficile lavoro teatrale prendendo le mosse da un comicissimo lavoro di Gaetano Di Maio (‘mpriesteme a mugliereta), recitato dall’indimenticabile Luisa Conte, al quale egli fornisce un connotato ed uno sviluppo ben più drammatico con ciò intendendo fornire al pubblico non solo la materia del semplice riso di colui che ab externo osservi vicende grottesche e paradossali, ma soprattutto la materia sulla quale riflettere circa le reali implicazioni dell’amicizia. Insomma quest’ultima non si risolve in un sentimento in cui ricercare il fuoco fatuo della mera personale convenienza, bensì un fardello difficile da gestire entro il quale il singolo deve accettare di sacrificare parte di sé stesso senza alcuna pretesa di contropartita dall’altro.
Indubbio salto di qualità per Daniele che per la prima volta affronta una tematica così profonda e tanto irta di difficoltà: indurre alla riflessione mediante la risata coordinando due aspetti, il comico ed il tragico, che molto spesso il teatro napoletano tende a reputare inconciliabili tra loro.
Lo spettacolo sarà affrontato da una compagnia di giovani(ssimi) Antonio Comi e Francesca Fonzo (rispettivamente regista ed aiuto alla loro prima esperienza teatrale), Antonio Mocerino, Giuliana Zannelli (attrice anche di cinema nel film “Desiré” attualmente ancora in proiezione nelle sale) e Lucrezia Marino con le quali, tanto per restare in tema, l’Autore serba un’amicizia ventennale, nata proprio sulle tavole del palcoscenico, nonché da Maurizio Scolavino, Francesco Effuso, Guglielmo Marino, Roman Abete, Teresa Riva, e Nina Collino, quest’ultima talentuosa promessa artistica.
Ebbene, questo pericoloso ed esilarante “Amico mio o Amico del Giaguaro” sarà in scena a Casoria, al teatro Ateneo il 13, 14 e 15 dicembre ove ci si aspetta un pubblico motivato e festoso, ma consapevole che le tavole del teatro altro non rappresentano che la parte idealistica della vita quotidiana con tutti i suoi drammi che, a seconda della prospettiva, rivelano la loro tragicità o comicità.
Pietro Puca

