All’Opera di Firenze il regista della compagnia Teatro Studio Krypton si confronta con il poema dantesco.

Tre movimenti di luce_ph.S.Ridolfi_26Per la prima assoluta dell’ultima creazione di Giancarlo Cauteruccio architetture virtuali di suoni e luci hanno affiancato le architetture reali del Teatro dell’Opera di Firenze, dove lo spettacolo è andato in scena. “Tre movimenti di luce: rumore / tremore / fulgore” è definito nel sottotitolo «un viaggio scenico sensoriale nella “Commedia” di Dante Alighieri», ma è anche un viaggio nell’edificio teatrale e nel percorso che ogni attore dovrebbe compiere in relazione al proprio corpo. E significativa è la scelta del titolo originale del poema: “Commedia”, privo di quell’epiteto ‘divina’ che venne utilizzato per la prima volta da Boccaccio e divenne solo nel Cinquecento parte integrante dell’intitolazione. Significativa perché il viaggio reale e simbolico che Cauteruccio ci propone è tutto umano e, attraverso tre cantiche/movimenti, ci costringe a confrontarci con il ‘peso’ del nostro corpo; un ostacolo che inevitabilmente ci trattiene a terra.

L’epopea inizia nella piazza antistante l’Opera. Qui le ‘anime’ degli spettatori si affollano in attesa di essere traghettate, con una sorta di nave/pullman di Caronte, verso il proprio destino. Dall’‘etere’ si diffonde la voce suadente di Monica Bauco che ci farà da guida per tutto il viaggio. Ci spiega, tra l’altro, che la lingua che sentiremo non sarà il toscano di sette secoli fa, ma una traduzione in calabrese dello stesso Cauteruccio, che riprende e modifica in più punti “La Divina Commedia in dialetto calabrese” di Franco Scervini. Una scelta sicuramente giustificata dalla volontà di ricreare «un idioma corporale, arcaico e insieme inaudito», ma che non ha convinto: la poesia di Dante è già sublime e corporale, in ogni verso parla ai sensi, quelli del corpo come quelli dell’anima, e non ha bisogno di traduzioni.

Tre movimenti di luce_ph.S.Ridolfi_27Condotti attraverso spogli (e a tratti fatiscenti) corridoi arriviamo in una ‘selva’ di piloni di ferro; siamo nel sottopalco e l’atmosfera è resa incandescente da rumori, luci soffuse e proiezioni che traducono in suoni e immagini la prima Cantica. Al centro, su una pedana inclinata, Chiara De Palo esibisce tutta la sua ferina nudità, ancora incapace di dominare la voluttuosità della carne. L’ascesa prosegue, ripercorrendo significativamente le sale prova del teatro, fino a un purgatorio/retropalco dove l’attrice, ormai in grado di controllare il proprio corpo, si allena in un training fisico e vocale che porterà lei, e noi, a «riveder le stelle» della cavea/paradiso. Qua il corpo si fa etereo e la bravura dell’attore si sublima nella luce. Ma, più che le luci, e le musiche originali di Gianluca Verlingieri (seppur accattivanti), sono le improvvisazioni del bravissimo percussionista Lorenzo D’Attoma a catturare i sensi del pubblico. E bisogna riconoscere che è la sua esibizione dal vivo a generare il maggiore coinvolgimento emotivo dello spettacolo.

Firenze – Teatro dell’Opera, 10 giugno 2015

Lorena Vallieri

TRE MOVIMENTI DI LUCE: RUMORE/TREMORE/FULGORE – Un viaggio scenico sensoriale nella “Commedia” di Dante Alighieri. Prima rappresentazione assoluta in coproduzione con Teatro Studio Krypton.

Ideazione, regia, scene, luci: Giancarlo Cauteruccio; musiche: Gianluca Verlingieri; dramaturg: Andrea Cortellessa; regista collaboratore: Massimo Bevilacqua; costumi: Frida Schneider; ricerca iconografica: Anna Giusi Lufrano; ingegnere del suono: Marco Cardone; elaborazioni digital-video: Alessio Bianciardi; programmazione luci: Lorenzo Bernini.

Canto e azione: Chiara De Palo; percussioni: Lorenzo D’Attoma; voce recitante: Giancarlo Cauteruccio; voce off: Monica Bauco.

Foto: Stefano Ridolfi.