Il secondo figlio di Dio. Vita e miracoli di David Lazzaretti” con Simone Cristicchi e la regia di Antonio Calenda è uno spettacolo che lascia un segno profondo nell’anima degli spettatori e conferma la grandissima capacità affabulatoria dell’artista romano che, stavolta, prendendo le mosse dall’omonimo testo pubblicato per Mondadori, racconta la storia di un personaggio intellettualmente e umanamente asistematico, cioè David Lazzaretti, noto ai suoi tempi come il Cristo dell’Amiata.

In effetti, di questa figura di visionario e mistico contemporaneo, non resta granché nella memoria collettiva. Eppure, la fama di David Lazzaretti, semplice predicatore nato in un piccolo borgo toscano, Arcidosso, fu davvero grande nella seconda metà del XIX secolo.

Una fama alimentata dal fascino straordinario che quest’uomo – un eretico fanatico secondo alcuni, un illuminato profeta secondo altri – esercitò su migliaia di persone, più o meno colte, d’estrazione popolare o borghese, contadini, barocciai come lui, magistrati o uomini di Stato.

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E come tutti i sognatori, quelli veri, anche David Lazzaretti seguì la propria chimera fino alle estreme conseguenze, pagando con la vita la fantasticheria di una società migliore, fondata su una forma di socialismo mistico e utopistico che egli stesso aveva sperimentato, non senza difficoltà, nei pressi del paesello natio.

Questa vicenda, di per sé straordinaria, acquista forza e temperatura eccezionali nella voce e nel gesto di Simone Cristicchi che trasforma David Lazzaretti in un campione di determinazione e coerenza ideologica, un esempio metatemporale di rettitudine morale e di consequenzialità che senza dubbio stride se rapportato al mondo di oggi, spesso dominato dalla logica del compromesso e della rassegnata accettazione dell’ingiustizia.

In effetti, non importa davvero appurare se David Lazzaretti sia stato o meno guidato dalla mano di Dio. Se sia stato solo un invasato o se davvero qualcosa di imperscrutabile si sia manifestato attraverso la sua enigmatica esistenza. Importa, piuttosto, considerare la statura “epica” di un uomo la cui memoria, per tragica ironia della sorte, è stata cancellata nonostante la carica rivoluzionaria ed etica che avrebbe potuto trasmettere alla posterità.
Ed è proprio in questa capacità di tradurre in scena l’epica quotidiana della vita di David Lazzaretti, a prescindere da qualsiasi giudizio razionale, storico o religioso, che rintracciamo la cifra più interessante e apprezzabile di questa storia che resta confitta così, tra eco del passato e suggestione metafisica, ben oltre la durata dello spettacolo, nella memoria degli spettatori.

 

Roma, teatro Vittoria, 25 febbraio 2017

Claudio Finelli