Dopo il successo di “Tutto per bene” Gabriele Lavia apre nuovamente la stagione della Pergola con un’opera di Pirandello in prima nazionale.

20102014-DSC_5642-871x580Chi sono questi sei Personaggi? Cercano davvero l’autore, o semplicemente inseguono la loro identità nell’estenuante bisogno di conoscere ed esprimere se stessi? Pirandello non scrive solo un’opera metateatrale, che rompe completamente la struttura scenica classica, ma ancora una volta riesce a narrare l’angoscia del Sé. “Sei personaggi in cerca d’autore” è un trattato di filosofia e psicologia insieme, che usa il teatro come metafora della vita e che dopo quasi un secolo lascia ancora affascinati; lo si vede negli occhi del pubblico all’inaugurazione della nuova stagione del Teatro della Pergola (sold out, con numerosi giovanissimi). La regia affidata al neo consulente artistico Gabriele Lavia, il quale non a caso ha scelto lo stesso testo che Orazio Costa portò in scena nel 1948 per la riapertura del teatro dopo la guerra. In realtà Lavia aveva già avviato la stagione 2012/2013 della Pergola con un testo pirandelliano, “Tutto per bene”, riscontrando un discreto successo. Ma i “Sei Personaggi” assume anche un altro valore simbolico molto forte proprio perché parla di teatro e lo fa in modo originalissimo rispetto al passato: un buon auspicio, dunque, per le attività del rinomato teatro fiorentino.

16-©-Tommaso-Le-Pera-20102014-DSC_5292-2Un testo non facile da mettere in scena perché ricco di contrasti e sfumature, in cui vi sono inequivocabilmente dei protagonisti, eppure si presenta come uno spettacolo corale (circa 20 persone sempre in scena). La maggior parte dei personaggi, inoltre, sono attori e tecnici intenti nelle loro prove e, tutto a un tratto, inconsapevoli, diventano spettatori della vicenda dei sei Personaggi giunti nel teatro, “in cerca d’autore” appunto. Nonostante lo sconcerto del Capocomico e la diffidenza degli altri alla fine queste strane figure riescono a vivere il dramma che li tiene intrappolati in quell’eternità, che è poi l’attimo esatto in cui vanno effettivamente “in scena”. Nel 1921, quando per la prima volta Dario Niccodemi rappresentò l’opera, nessuno la comprese; anzi il pubblico si mostrò infastidito dalla “follia” a cui stava assistendo. Oggi i tempi sono cambiati. L’ingresso dalla platea dei sei personaggi non stupisce più, la metateatralità del testo non confonde gli spettatori, ma resta l’intensità del dramma e restano attualissime le considerazioni pirandelliane sull’uomo e sul mestiere del teatro. Resta la magia che la scena riesce ancora a regalare, specie se, come in questo frangente, l’allestimento non lascia nulla al caso.

20102014-DSC_6026-871x580Oltre a rappresentare il capolavoro pirandelliano circondato da un buon cast di interpreti, Lavia ci offre anche la piccola lezione di teatro che proviene direttamente dall’autore: nella sua voce fuori campo riecheggiano le didascalie di Pirandello, vere e proprie indicazioni registiche che, per paura di essere equivocato, aveva trascritto puntualmente. D’altronde Lavia dichiara di essere rimasto “fedele al testo”, per quanto sia possibile. Un tema scottante ancora oggi, infatti, è il contrastante rapporto tra autore e regista: impossibile che l’uno resti soddisfatto delle decisioni dell’altro perché ogni lettura è sempre interpretazione; la traduzione scenica, come quella linguistica, è sempre tradimento. Lo sapeva Pirandello, lo sa Lavia, ed entrambi giocano su questo aspetto. Ed ecco che quando gli attori vengono invitati dal regista a “copiare” i Personaggi emerge la grande contraddizione tra finzione e realtà e il secondo irrisolvibile conflitto teatrale tra attore e personaggio.

9-©-Tommaso-Le-Pera-20102014-DSC_5902È il dramma dei contrari, in fondo, e dei rovesciamenti: agli abiti sobri e scuri dei Personaggi si contrappongono i vestiti colorati e vistosi degli attori (costumi di Andrea Viotti), i quali sono avvolti da una luce fredda e impersonale che viene via via sostituita da quella “diversa colorazione luminosa” – Pirandello dixit – che portano con sé i Personaggi. Gli attori, quindi, appaiono come un gruppo di macchiette a confronto con quei sei che hanno già in sé il dramma da recitare; i toni di questi ultimi, invece, sono sempre alti, la loro espressività enfatica, i loro movimenti  plateali. Più di tutti la Figliastra, una notevole sfida per la giovane attrice Lucia Lavia, la quale riesce a sostenere il ruolo esuberante e iroso con una certa energia, anche se talvolta risulta eccessiva. Gabriele Lavia, invece, si conferma affabulatore d’arte nei panni del Padre, dando vita a momenti intensi e ben modulati, sebbene il Capocomico (Michele Demaria) sembra rappresentare ironicamente in scena il suo alter ego: un cliché abbastanza realistico del regista di teatro che pecca sempre un po’ di stravaganza e protagonismo. Ma se il risultato è un buon lavoro gli si perdona anche questo.

Firenze – TEATRO DELLA PERGOLA, 25 ottobre 2014.

Mariagiovanna Grifi

SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORERegia: Gabriele Lavia; Autore: Luigi Pirandello; Scene: Alessandro Camera; Costumi: Andrea Viotti; Musiche: Giordano Corapi; Interpreti: Gabriele Lavia (Padre), Lucia Lavia (La Figliastra), Rosy Bonfiglio (La Madre), Andrea Macaluso (Il Figlio), Ludovica Apollonj Ghetti (Il Giovinetto), Marta Pizzigallo (Madama Pace), Michele Demaria (Il Direttore-Capocomico), Giulia Gallone (La Prima Attrice), Mario Pietramala (Il Primo Attore), Giovanna Guida (La Seconda Donna), Malvina Ruggiano (L’Attrice Giovane), Luca Mascolo (L’Attor Giovane), Daniele Biagini (Un altro attore), Maria Laura Caselli (Un’altra attrice), Anna Scola (Un’altra attrice), Matteo Ramundo (L’Attore-Segretario), Alessandro Baldinotti (Il Suggeritore), Carlo Sciaccaluga (Il Direttore di Scena), Massimiliano Aceti (Il Macchinista), Alessio Sardelli (L’uscere), Sveva Catelani (La Bambina).

Foto: Tommaso Le Pera.