Da anni ormai, anche nel nostro paese, i manga, ovvero i fumetti nipponici, hanno invaso gli scaffali delle librerie specializzate ma anche alcuni reparti della grande distribuzione, offrendo delle produzioni anche di grande spessore.

Una fra queste è “Promised Neverland”, un manga che racconta una storia apparentemente semplice, a tratti bucolica, che si rifà a delle storie dal sapore vittoriano, ma che in realtà nasconde una crudeltà ed una crudezza che poche altri lavori sono riusciti a raccontare con tale maestria.

L’orfanotrofio gestito da Isabella sembra infatti un luogo accogliente e pieno d’amore, in cui i quasi 40 ragazzi ospiti sognano di ricevere la bella notizia dell’arrivo di una famiglia capace di adottarli: purtroppo all’arrivo della buona nuova, i bambini finiranno mangiati da un’orda di terribili demoni golosi di cervelli ben sviluppati.

Solo tre bambini quasi in età da spedizione scoprono la verità di quel luogo apparentemente gioioso, dando inizio ad un gioco di sospetto e di strategia mentale, nonché alla creazione di un piano di fuga per salvare tutti gli ospiti della struttura. Uno dei tre bambini riceve la notizia della sua spedizione e quindi della sua imminente morte: proprio in questo momento cruciale della storia raccontata dal manga e successivamente dalla serie tv d’animazione, si colloca “Una lettera da Norman” una storia originale pubblicata da J-Pop sottoforma di romanzo.

L’opera scritta dagli stessi autori del manga, ovvero Kaiu Shirai e Posuka Demizu, affronta un viaggio a ritroso nel tempo nei ricordi di Norman, un ragazzino tanto tranquillo quanto sveglio ed intelligente, che racconta, scrivendo una lettera segreta per l’ideazione di un piano di fuga per i fratelli, alcuni momenti fondamentali della sua vita a Grace Field House.

I quattro capitoli in cui è diviso il libro fanno riferimento a quattro momenti piuttosto recenti del suo soggiorno nell’orfanotrofio, dalla presenza di misteriosi fantasmi all’interno della grande casa fino all’apparizione di una ragazza in abito scarlatto che rivelerà invece una bella sorpresa finale. Le storie ricalcano appieno l’atmosfera della storia principale arricchendo la complessa personalità dei giovani protagonisti e rievocando l’indole che li caratterizza, come la caparbietà di Ray o la tenacia di Emma, passando per la dolcezza dei più piccoli abitanti della casa.

La lettura è ovviamente consigliabile a chi abbia già appreso la storia principale dell’opera, visto che, nonostante ci sia una pagina iniziale con l’identificazione dei personaggi principali presi in esame, non permette una comprensione perfetta senza aver avuto una visione di base del lavoro, quanto meno fino al momento in cui Norman riceve la peggior notizia della sua vita. I quattro racconti slegati tra loro, che prendono in esame momenti diversi della vita dei protagonisti, si lasciano leggere con una fluidità davvero molto piacevole, lasciando scorrere le pagine con velocità e con interesse.

Il libro è arricchito anche da una serie di bozzetti preparatori di alcuni luoghi dell’orfanotrofio che gli amanti del manga ben conoscono e anche un bellissimo poster pieghevole a doppia faccia innestato nella prima pagina del volume: un bellissimo regalo illustrato per gli appassionati di quest’opera.

Nulla si aggiunge ai misteri che lancia la storia principale però: chi sperava di trovare dei risvolti inaspettati sulla vita dei demoni o sulla nascita delle mamme, si ritroverà solamente a fare i conti con un delizioso dietro le quinte di alcuni aneddoti di vita dei protagonisti, un espediente perfetto per vivere ancora le atmosfere più gioiose, ma anche misteriose di “Promised Neverland”, andando a leggerle in un formato, quello del romanzo, diverso da quello standard del manga o della serie anime.

 

Gaetano Cutri