Peppino De Filippo racconta un moderno malato immaginario tormentato da nevrosi e superstizione.

NON E' VERO MA CI CREDO-SEBASTIANO LO MONACO-FOTO DI TOMMASO LE PERA-01lowEdmund Burke nelle sue “Riflessioni sulla Rivoluzione francese” sosteneva che «la superstizione è la religione delle menti deboli» e, in tempi più recenti, Eduardo affermava che «essere superstiziosi è da ignoranti e porta pure male». Eppure chi, almeno una volta nella vita, non ha ceduto al fascino di piccoli gesti propiziatori? O a frasi e formule contro la sfortuna? Nessun problema. Secondo il poeta tedesco Goethe, infatti: «La superstizione è la poesia della vita». Si può dunque sorridere degli innocui e tranquillizzanti riti quotidiani contro la cattiva sorte.

lo monaco2Ma quando la scaramanzia diventa eccessiva, essa può essere sintomo di un disturbo ossessivo-compulsivo, di un disordine psicologico e comportamentale. Ne è afflitto il commendatore Gervasio Savastano, protagonista della commedia in tre atti di Peppino De Filippo “Non è vero ma ci credo”, in scena il mese scorso (febbraio) al Teatro della Pergola di Firenze. Moderno malato immaginario, la sua figura è in bilico tra comico e tragico: per lui la superstizione è qualcosa di limitante, di condizionante, al punto da spingerlo a sacrificare la felicità della sua stessa famiglia. Egli infatti gestisce il lavoro e la vita secondo un vero e proprio codice dello scongiuro. Ma gli affari vanno ugualmente male e il sospetto è che la colpa sia di un impiegato, Belisario Malvurio, il cui nome stesso evoca la iattura. Di questa fissazione sono vittime anche la moglie Teresa e la figlia Rosina, innamorata di un giovane che il padre non ritiene alla sua altezza. All’improvviso però si presenta nell’ufficio del Commendatore Alberto Sammaria, un vero portafortuna dalla gobba ben augurante. Da quel momento tutto sembra andare per il meglio, finché Alberto non rassegna le proprie dimissioni perché innamorato, senza speranza, di Rosina. Non resta che imporre alla figlia di sposare il giovane deforme. Ma il lieto fine è d’obbligo e Gervasio si scopre vittima di una ben orchestrata beffa: Sammaria non è altri che il giovane amato da Rosina, travestitosi per entrare nelle grazie del suocero e dimostrare, nel contempo, l’infondatezza del suo esasperato pensiero magico.

lo monaco1La pièce andò in scena per la prima volta nel 1942 e riscosse un successo tale che dieci anni più tardi divenne un film con la regia di Sergio Grieco. Ma essa rappresenta anche una tappa importante nella carriera di Peppino De Filippo. Fu proprio con “Non è vero ma ci credo” che l’attore-drammaturgo napoletano decise di dare l’addio al palcoscenico nel 1978. Accanto a lui, in quell’occasione, due abili attori: Lelia Mangano De Filippo, sua moglie in scena e nella vita, e Antonio De Rosa, nei panni del coprotagonista Alberto Sammaria.

Due attori eccellenti che ritroviamo nella nuova produzione diretta da Michele Mirabella. In essa nel ruolo del protagonista l’attore siciliano Sebastiano Lo Monaco. Mirabella decide di posticipare la vicenda alla fine degli anni Cinquanta, in pieno boom economico. Un’ambientazione che è fedelmente ricostruita grazie alle scene e ai costumi di Alida Cappellini e Giovanni Licheri.

Firenze – Teatro della Pergola, 19 febbraio 2014

Lorena Vallieri

NON E’ VERO MA CI CREDOAutore: Peppino De Filippo; scene  e costumi: Alida Cappellini e Giovanni Licheri; luci: Luigi Ascione; regia: Michele Mirabella.

Interpreti: Sebastiano Lo Monaco (Gervasio Savastano); Lelia Mangano De Filippo (Teresa, sua moglie); Maria Laura Caselli (Rosina, sua figlia); Antonio De Rosa (Alberto Sammaria); Alfonso Liguori (Avv. Donati); Vincenzo Borrino (Ragioniere Spirito); Margherita Coppola (Mazzarella, la dattilografa); Carmine Borrino (Belisario Malvurio); Luana Pantaleo (Tina, la cameriera); Salvatore Felaco (Musciello); Salvatore Felaco (Dottor Bottola); Cristina Darold (Invitata); Matteo Bianco (Invitato).