Eduardo – di cui non bisogna nemmeno specificare il cognome – l’attore, il drammaturgo, il regista è per noi partenopei una personalità insuperabile, intoccabile, ai limiti della sacralità. Tutti conosciamo a memoria i passaggi delle sue celebri commedie, le recitiamo a braccio ricordando anche dettagli effimeri: inclinazioni, voci, gesti. Toccare dunque la drammaturgia eduardiana è sempre rischioso, bisogna possedere una valida idea per reinterpretarlo, rileggerlo, riportarlo in scena, al fine di evitare un banale scimmiottamento e appunto non profanare la sua persona e la sua opera.

A due anni dal debutto capitolino arriva a Napoli il Natale in casa Cupiello di Antonio Latella. Il regista, nelle cui vene scorre sangue napoletano, e che possiede quindi contezza del rischio corso, raccoglie la sfida vincendola però purtroppo solo in parte.

Il primo atto conquista lo spettatore per originalità, tempi, interpretazione, scene. Un’enorme stella cadente invade il palco, gli attori allineati sull’arco di proscenio indossano maschere che coprono unicamente gli occhi. Tutti in coro recitano le didascalie, ogni volta che un personaggio prende la parola “entra in scena” togliendo la maschera ma restando fermo al proprio posto e recitando solo con la voce e il volto. L’unico cui è concessa la gestualità è Luca Cupiello-Eduardo De Filippo –  interpretato da Franceso Manetti – il quale mima il gesto della scrittura sottolineando sempre gli accenti. La lettura delle didascalie è bizzarra ma la coralità la rende incalzante e coinvolgente. Il secondo atto è di tutt’altro registro, la tragedia sta per deflagrare, la vera protagonista è Concetta, la moglie di Luca, colei che gestisce la casa, anima la famiglia, stabilisce gli equilibri. Latella omaggia Anne Fierling, la Madre coraggio di brechtiana memoria. Concetta-Anne guida un carro che trasporta i segreti, gli affetti, i tormenti della famiglia Cupiello. Ma l’omaggio al drammaturgo tedesco non si ferma alla sola citazione della madre, la voce fuori campo di Luca-Eduardo che pronuncia sempre la stessa battuta – l’ultima del primo atto – risuona ripetutamente sulla scena provocando un estraniamento negli attori che si fermano come fossero colti in fallo a fare qualcosa che non avrebbero dovuto, ed estraniando allo stesso tempo anche lo spettatore, anch’egli colto in flagrante a vedere qualcosa che non avrebbe dovuto. Nel terzo atto si cambia ancora registro; Luca ha terminato il suo presepe ma il Vaso di Pandora si è rotto, lui non ha retto il colpo e ha avuto un ictus, si attende la sua morte. Gli interpreti sono già vestiti a lutto e Luca vive le sua agonia nel letto-mangiatoia, la sovrapposizione tra creatore e creazione è avvenuta. Quest’ultima immagine è sicuramente di impatto ciononostante l’intero registro scelto per l’atto finale non convince, il regista osa ma strafà. Se Latella avesse agito di sottrazione eliminando la sovrapposizione e quindi la culla, il bue e l’asinello incarnati da bimbi, la scimmia evocatrice della morte; inoltre se avesse tolto la quota gay, in questa commedia assolutamente ingiustificata, non avrebbe danneggiato un lavoro impeccabile e ben fatto e soprattutto ben interpretato da tutti. Senza eccessi e con qualche tecnicismo in meno avrebbe ottenuto un lavoro perfettibile e sicuramente più empatico.

Mariarosaria Mazzone

Teatro San Ferdinando, 16/11/2016

NATALE IN CASA CUPIELLO

di Eduardo De Filippo
regia Antonio Latella

con Francesco Manetti, Monica Piseddu, Lino Musella, Valentina Acca, Francesco Villano, Michelangelo Dalisi, Leandro Amato, Giuseppe Lanino, Maurizio Rippa, Annibale Pavone, Emilio Vacca,  Alessandra Borgia

drammaturga del progetto Linda Dalisi
scene  Simone Mannino e Simona D’Amico
costumi Fabio Sonnino
luci Simone De Angelis
musiche
 Franco Visioli
assistenti alla regia Brunella Giolivo, Irene Di Lelio
assistente alla regia nella prima edizione Michele Mele

produzione
 Teatro di Roma