Il Teatro delle Donne propone in prima nazionale al Manzoni di Calenzano il monologo di Elena Arvigo tratto dai testi di Svetlana Aleksievich e Kyoko Hayashi.

Spiace per il poco pubblico presente al Teatro Manzoni di Calenzano per la prima nazionale di uno spettacolo che tutti, soprattutto i giovani, dovrebbero vedere. Alludo a “Monologhi dell’atomica” di Elena Arvigo, prodotto dal Teatro delle Donne e tratto dal romanzo di Svetlana Aleksievich “Preghiera per Cernobyl” e dalle testimonianze raccolte da Kyoko Hayashi in “Nagasaki”. Al centro delle riflessioni due eventi simbolo della distruzione e della morte nucleare: l’attacco dell’America contro il Giappone con lo sgancio, il 9 agosto 1945, della seconda bomba atomica su Nagasaki, tre giorni dopo quella di Hiroshima, e l’esplosione, nel 1986, di una centrale in Ucraina. Drammi che l’Arvigo ripercorre attraverso gli scritti di due donne apparentemente fragili, ma audaci nel farsi scomode testimoni di alcuni dei momenti più neri della storia del nostro Novecento. Momenti su cui troppo in fretta è calato il sipario del silenzio, per viltà, incoscienza, incapacità di gestire l’enormità delle conseguenze e la colpa di quelle azioni. Un silenzio che ha colpito soprattutto le piccole eppure immense impressioni, sentimenti e paure, di chi ha vissuto quei disastri nella quotidianità di un’esistenza lacerata per sempre.

Intimità distrutte, che sono state raccontate da Svetlana Aleksievich, premio Nobel per la letteratura nel 2015, in “Preghiera per Cernobyl” dove le conseguenze dell’esplosione del reattore nucleare sono quelle delle donne, madri e mogli, che hanno visto la carne dei loro uomini (i soccorritori ed elicotteristi intervenuti per spegnere la centrale in fiamme) staccarsi dalle ossa per le radiazioni; o degli operai che hanno costruito il sarcofago destinato a contenere il cosiddetto «raggio invisibile» e che sono troppo velocemente morti di cancro; o ancora delle vecchie contadine bielorusse, che hanno inconsapevolmente continuato a vivere accanto a stufe radioattive, coltivando campi e allevando animali contaminati. Da parte sua Kyoko Hayashi, una “hibakusha”, una sopravvissuta, ha raccolto in “Nagasaki. Racconti dell’atomica” quattro testimonianze di altrettante voci femminili che raccontano quello che accadde in quel drammatico 1945, ma anche cosa significa vivere da sopravvissuti alla tragedia. Non la Storia con la S maiuscola dunque, ma la messa a nudo dell’animo umano di fronte all’indicibile.

A dare loro voce una delle migliori attrici, a mio parere, della scena italiana contemporanea. Oltre alle indubbie capacità interpretative, Elena Arvigo dimostra coraggio e impegno e, replica dopo replica, conferma, attraverso i suoi spettacoli, l’importanza di un teatro di impegno civile, capace di denunciare e dunque far riflettere su tragedie storiche, ma anche umane e sociali del nostro oggi. Penso, ad esempio, a “Maternity blues (from Medea)” che affronta uno dei temi più complessi, destabilizzanti e certamente angoscianti dalla Grecia a oggi: quello delle madri che uccidono i propri figli. E lo fa con la grazia leggera della poesia, con una recitazione potente, ma delicata, dove ci sono le parole, ma sono soprattutto le impeccabili pause a comunicare allo spettatore sensazioni profonde. Facendolo tornare a casa indubbiamente arricchito.

Calenzano (Fi) – TEATRO MANZONI, 5 marzo 2017

Lorena Vallieri

MONOLOGHI DELL’ATOMICAIl Teatro delle Donne

da “Preghiera per Cernobyl” di Svetlana Aleksievich e “Nagasaki” di Kyoko Hayashi.

Un progetto di e con ELENA ARVIGO. Regia di Elena Arvigo; Disegno luci di Andrea Narese. Prima Nazionale.