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Se ne è andato cantando “Oro”, il suo primo successo, nella sua amata terra, la Lucania, durante l’ennesimo concerto della sua vita. L’ultimo. Mango ha lasciato i suoi fans, migliaia, nella fredda notte di Policoro, per un infarto. Seduto alla tastiera, tra i cori del pubblico, ha solo sussurrato: “scusate”. E la sua vita terrena è volata via. Ripeteva sempre: avere successo nella musica é difficile, se vieni da Lagonegro ancora di più. Aveva cominciato col fratello Armando, un duo vocale che non convinceva i discografici. E allora Pino alla voce, e il fratello alla scrittura. Nascono così successi epocali, dopo anni di gavetta e tanti no, per quella voce così inusuale, così pura, a cui forse l’Italia spettinata degli anni ’70 non era pronta. “Oro”, “Australia”, “Lei verrà”, “Bella d’estate”, “Mediterraneo”, “La rondine”, tanti festival, tanti premi, e mai una volta la tentazione di lasciare la sua Lagonegro. E’ lì che resta a vivere, è lì che convince la milanesissima moglie Laura Valente a trasferirsi, e a lasciare i Matia Bazar per crescere i figli Angelina e Filippo, che nell’ultimo tour suonava con lui. Morire sulla scena è il desiderio di ogni artista, Dalida insegna, ma chissà se è vero. Chissà se invece dopo una vita di lavoro, e di inevitabili altalene, un uomo come Mango non avrebbe desiderato una vecchiaia serena, a vedere crescere i figli, a produrre altri artisti. Restano, certo, decine di splendide canzoni, perché é giusto sottolineare il valore della voce, ma Pino era anche un funambolico polistrumentista. E, come sempre accade in questi casi, saranno rivalutati anche gli ultimi lavori, lontani dalle classifiche ma ricchi di preziose invenzioni sonore. In una gelida notte di dicembre, la terra lucana si riprende il suo artista più amato. E la musica italiana è un po’ più sola.

                                                                                                                                                                                                                                Antonio Mocciola