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photo by Mauro Frojo

Sette attori, due cubi di legno, un pianista (improvvisatore anche lui, neanche a dirlo) quattro assi di legno da calpestare… questo è quanto occorre agli attori di Improteatro a dar vita a “L’inedito”, spettacolo a metà strada tra la commedia, il musical e la favola dark. Secondo spettacolo dell’ ImproTeatro Festival, rassegna dell’azione improvvisa diretta in questa sua seconda edizione da Giorgio Rosa, “L’inedito” si candida a pieno titolo a ritagliarsi un ruolo sempre maggiore nel panorama spettacolare nostrano.

Il titolo che sembra al limite del lapalissiano trattandosi di spettacolo all’improvviso, non è altro che un pretesto per tendere la mano al pubblico più vario per età ed estrazione e trascinarlo in un mondo in cui è possibile immaginare, creare, inventare tutto da niente, in completa antitesi con un certo teatro che viene contrabbandato in cui è possibile estrarre niente da un’accozzaglia di tutto. Sotto la guida del coach inglese Seann Mc Cann, gli otto “improvvisattori” (il pianista Marco Biondi vale quanto i suoi compagni), coinvolgendo il pubblico con domande dirette volte a influenzare i passaggi chiave della trama, lasciano col fiato sospeso lo spettatore sadicamente divertito nell’assistere agli espedienti messi in atto per tenere fede a una trama complessa e, nel contempo, a cavarsi d’impaccio. Il tutto con spirito di avventura che permette agli attori coinvolti di affrontare a testa alta i rischi di camminare  sul filo sottilissimo della continua improvvisazione senza la rete protettiva di testo o trama. Gli Improteatro sembrano abbandonarsi completamente all’azione, librandosi con un folle salto in un volo acrobatico, lasciando agli spettatori la scelta della rotta e la destinazione di una imbarcazione teatrale che da continuamente l’illusione della deriva. Ed è questo il più grande gioco di prestigio operato dagli interpreti. Consci di questi rischi, con grande eleganza, sense of humor, tramite giochi d’intesa e slanci personali  che sanno un po’ di genialità e un po’ di mestiere, i ragazzi di Improteatro soddisfano il bisogno primario di ogni spettatore: uscire dalla sala con l’impressione di avere assistito a uno spettacolo che si è sviluppato principalmente nella sua fantasia e di cui gli attori non sono altro che giocosi suggeritori.

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photo by Mauro Frojo

 

Antonio Gargiulo