Si conoscono talmente bene che potrebbero recitare l’una la parte dell’altra!

Due donne di mezz’età, amiche fin dall’infanzia, si confessano quello che l’una pensa dell’altra e attraverso il confronto con un ragazzo capiscono di poter smettere di recitare la scena che ripetono da sempre ogni giorno della loro vita. Questo è ciò che racconta l’ultimo spettacolo di Cristina Comencini, che ha fatto tappa al Teatro Verdi di Firenze. L’autrice è da sempre attiva sulle questioni femminili e continua la sua riflessione intorno alle dinamiche che dovrebbero definire il ruolo della donna nella società.

11012337_845964965474549_1032704641_nLe protagoniste sono Maria (Maria Amelia Monti) e Lucia (Angela Finocchiaro). La prima è una donna leggera che preferisce confrontarsi con gli uomini a letto perché le risulta più facile che farlo a parole; l’altra è invece fredda, razionale, completamente succube del suo super-ego e perciò logorroica. Sono proprio le loro caratteristiche a negare ad entrambe la possibilità di avere una relazione affettiva e sessuale sana con il genere maschile. Ed è per questo che l’elemento maschile diventa fondamentale al progredire della storia. Luca (Stefano Annoni) è soltanto l’ennesimo uomo che Maria si porta a casa per una notte di passione, di cui al mattino non sa nemmeno il nome («come si fa a chiedere il nome a un uomo? Io non ci riesco!») ma di cui è fermamente convinta che sia l’amore della sua vita. Il problema è che Luca ha ventisei anni e per la morale imposta dalla società ciò non sta bene.

Comencini confeziona una raffinata commedia degli equivoci che può contare sulla bravura degli interpreti. Angela Finocchiaro titaneggia, riuscendo a regolare la sua recitazione su un’infinità di sfumature che portano in superficie la complessità psichica del suo personaggio e sa gestire con grande maturità e perizia il passaggio dal comico, al grottesco, al tragico. Maria Amelia Monti appare un po’ troppo sempre uguale a se stessa e, per quanto eccellente il risultato finale, avrebbe potuto evidenziare un maggiore dinamismo per sottolineare le variazioni umorali di Maria. Stefano Annoni vince con disinvoltura la difficile sfida di recitare (in mutande) accanto a due artiste di quel calibro ed è credibile nel passare dall’interpretazione del timido ragazzino iniziale alla definizione dell’uomo che sa alzare la voce per dimostrare di saper intrattenere una conversazione su temi importanti dell’esistenza umana tenendo testa a due donne adulte che dovrebbero avere più esperienza di lui.

11006027_845965055474540_1242172630_nIl confronto generazionale è il senso attraverso cui si dipana l’intreccio della performance e la meta-teatralità è il perfetto e intelligente mezzo che lo rende possibile, grazie al classico gioco dello scambio di persona. Lucia fa credere a Luca di essere Maria e quest’ultima le regge il gioco. Incalzate da Luca, le due amiche raccontano l’una la vita dell’altra e in questo modo vengono a sapere per la prima volta quello che ciascuna di loro pensa veramente. Il risultato è terribile perché entrambe vedono la propria immagine completa del rimosso, vale a dire tutte quelle cose che avevano voluto dimenticare per non soffrire, per non autodistruggersi e per costruirsi un precario equilibrio psico-fisico indispensabile alla sopravvivenza. Eppure è proprio dalla frantumazione di quella falsa stabilità che è possibile la costruzione di un nuovo Io, perché se la solitudine (condizione comune ai tre personaggi) è terribile, ancora peggio è l’illusione di essere ciò che non si è.

E allora va bene che una donna di cinquant’anni si porti a letto un ragazzo di ventisei, che un’altra creda che solo gli uomini come Amleto siano veri uomini e che un ragazzo di ventisei anni sia considerato un ragazzino. L’importante è non arroccarsi a difendere ciò che non ha alcun bisogno di essere giustificato semplicemente perché fa parte della diversità della vita. Importante è anche trovare un confronto tra uomini e donne al fine di giungere a una convergenza, per cui il ruolo sociale delle seconde non continui a essere filtrato dal dogma maschile e acquisisca un proprio status. Perché i diritti che devono essere equiparati non sono soltanto quelli giuridici ma anche quelli morali. E in questo senso il cammino è ancora lungo e faticoso. Purtroppo.

FIRENZE – TEATRO VERDI, 21 febbraio 2015.

Diego Passera

LA SCENAdi Cristina Comencini. Compagnia: Enfi Teatro; Produzione: Michele Gentile in coproduzione con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Regia: Cristina Comencini; Scene: Paola Comencini; Costumi: Cristiana Ricceri.

Interpreti: Angela Finocchiaro (Lucia), Maria Amelia Monti (Maria), Stefano Annoni (Luca).