Raramente una messinscena riesce a entrare in maniera così incisiva e così profonda nei cuori e nella memoria del pubblico come accade durante le repliche de “La Rondine”, progetto teatrale prodotto dal Teatro Stabile di Catania, diretto con grande rigore da Francesco Randazzo e magistralmente interpretato da Luigi Tabita e Lucia Sardo.

La storia recupera il dramma, relativamente recente, dell’attentato al Pulse, il club gay di Orlando, nella notte tra l’11 e il 12 giugno 2016.

Matteo e Marta, protagonisti della pièce, sono rispettivamente un giovane omosessuale consapevole dei propri diritti e fiero della propria identità e una madre distrutta dal dolore e indurita da pregiudizi interiorizzati e da interrogativi che non riesce a sciogliere e risolvere. Le loro personalità, in virtù dell’attenta abilità narrativa di Clua e della direzione registica di Randazzo, non sono schiacciate su profili umani stereotipati, non c’è nelle parole e nei gesti di Matteo e Marta nulla di prevedibile e scontato, il loro confronto dialettico è vivace, a volte anche violento, ma le loro contraddizioni, le loro fragilità e le loro paure emergono con chiarezza e restituiscono allo spettatore ora tutto lo strazio e la prostrazione emotiva di chi vive da sempre la condizione d’esclusione delle minoranze, ora tutta la solitudine e la disperazione di chi vive il lutto più innaturale che si possa concepire, cioè sopravvivere alla morte di un figlio.

Ma se è vero che “La Rondine” è una messinscena incardinata sull’amore, nelle sue declinazioni più intense e radicate, e altresì vero che il rapporto di relazione tra Matteo e Marta offre anche lo spunto per sviscerare in maniera completa ed esaustiva una serie di questioni pertinenti alla dignità e al riconoscimento della vita delle persone LGBT+: la morte del protagonista, avvenuta durante l’atroce strage del Pulse di Orlando, non è casuale e Dani, dunque, non è morto perché vittima di un pazzo omicida accecato dalla furia dell’islamismo radicale. Dani è morto perché era un ragazzo omosessuale, fiero della sua vita, dei suoi affetti e della sua libertà.

Insomma, “La Rondine” non è solo uno spettacolo che commuove e coinvolge gli spettatori, ma è anche un lavoro utile, un lavoro che offre spunti di riflessione importanti, che alterna con grazia e intelligenza avvilimento e speranza, malinconia e ottimismo, memoria del dolore e voglia di vivere. Un lavoro che parte dalla disgrazia per rivelare a tutte e tutti la forza e lo splendore dell’arcobaleno!

Napoli, Teatro Piccolo Bellini, replica del 12/03/2019