Il primo gennaio del 1896 Giacomo Puccini presenta la Bohème al Teatro Regio di Torino con la direzione del giovane Toscanini. Passati 120 anni da quella serata, la Bohème ha calcato le scene di tutti i più grandi teatri del mondo centinaia di volte. Solo a Torino è stata messa in scena 220 volte.
Le arie famose dell’opera sono infatti nella mente di tutti, anche dei meno appassionati di melodramma.
Così il 12 ottobre 2016 debutta al Teatro Regio di Torino la Bohème, con scetticismo iniziale da parte del pubblico dovuto forse ad un’abitudine “un po’ cristallizzata” a titoli di grande richiamo ma come qualcuno aveva ipotizzato non sono mancate le sorprese, a partire dalle scene di Alfons Flores e passando per la proteste riguardante la nuova legge sulle attività culturali che “mira ad indebolire ulteriormente il settore dei teatri lirici italiani” espresse da alcuni rappresentanti delle R.S.U.
La serata del 13 ottobre si apre infatti con una voce fuori scena di protesta sulla nuova legge, prima che si apra il sipario su un allestimento inedito del regista spagnolo, Alex Ollé, in chiave moderna e prevedendo Mimì in jeans e Rodolfo e Marcello con le cuffiette nelle orecchie. I personaggi vivono costretti al primo piano di una costruzione in ferro di grande impatto scenico ma che forse invade troppo la scena e paralizza in parte i cantanti, costretti in piccoli spazi a rimanere spesso seduti durante il primo e l’ultimo atto. Prostitute e spazzini si inseriscono nelle scene dando vita ad un’opera nuova in cui Mimì è malata di cancro e si respira l’alienazione emotiva dei nostri tempi e delle periferie delle grandi città. Il povero quartiere parigino diventa un agglomerato di grandi palazzi tutti uguali, un luogo in cui l’uomo diventa più piccolo e più costretto, dentro e fuori di se’.
Le voci, coperte a volte dalla musica, sono convincenti. Mimì è Erika Grimaldi (seconda voce) brava e giovane soprano; Rodolfo ha la voce potente del tenore peruviano Iván Ayón Rivas (sempre seconda voce), sicuramente una coppia ben assortita e travolgente. Non meno importanti sulla scena gli altri cantanti.

Il maestro Noseda dirige, come sempre, con grande maestria e le melodie arrivano al pubblico con tutta la loro meravigliosa freschezza e contemporaneità, nonostante i loro 120 anni.
Grazie Giacomo. Ancora una volta ci hai fatto commuovere.
Beppe Di Frisco