I detenuti della Dogaia di Prato in scena per rappresentare “Otello” di Shakespeare, frutto di un intenso lavoro sulle emozioni e sul linguaggio teatrale a cura di Teatro Metropopolare.

h2Otello_11_440«Qui dentro è un altro mondo», è la voce di un ragazzo di meno di 30 anni che si avvicina mentre stiamo intervistando i suoi compagni alla fine dello spettacolo “H2Otello” andato in scena alla Casa Circondariale di Prato, «abbiamo bisogno di stare impegnati con la testa, di non pensare a tutti i problemi che ci sono». Dal 2007 il collettivo Teatro Metropopolare svolge il laboratorio teatrale con i detenuti di La Dogaia dimostrando la forza del teatro, la sua capacità di mettere a nudo le persone, farle confrontare con il mondo, con se stessi, ma soprattutto con le proprie emozioni. È questo l’aspetto che più di un attore ha sottolineato quando è stato intervistato: la storia di Otello permette di parlare di questioni di cronaca, di fare i conti con le emozioni umane e la loro potenza. I casi di femminicidio sono ancora tantissimi, anche nel nostro paese, e sono il riflesso di una società in cui purtroppo si pensa di risolvere ogni problema con la violenza. Parlare di emozioni e di violenza con i ragazzi del carcere è un’occasione che solo il teatro poteva offrire, ed emoziona quasi quanto lo spettacolo.

h2Otello_3_440Attraverso un’analisi minuziosa del testo proposta da Livia  Gionfrida (anima del laboratorio e regista dello spettacolo) i ragazzi sono stati chiamati a risvegliare le loro emozioni, quelle che spesso noi tutti cerchiamo di reprimere perché ci fanno sentire fragili o quelle incontrollabili che ci spingono ad azioni inconsulte. «Siamo pieni di emozioni, basta che ci sia qualcosa a darci una spinta» è il giovane che ha vestito i panni di Otello a parlare «ci auguriamo di usarle sempre in questo modo». Uno spettacolo teatrale deve emozionare il pubblico, smuovere l’interiorità di chi guarda e ascolta, e deve spingere alla riflessione. Nel caso di “H2Otello” il potere della scena ha coinvolto emotivamente anche gli attori, alcuni giovanissimi altri già adulti, i quali si sono posti di fronte a una domanda semplice, ma complessa: perché Otello, assennato e valoroso, reagisce in modo tanto irrazionale? Come ha potuto uccidere la donna che amava solo perché vinto da un’emozione forte e violenta?

h2Otello_15_440«Cosa provate voi donne nel vedere Otello?» ci chiede uno degli interpreti con il suo accento americano (in scena era il padre di Desdemona). Lo scopo è stato raggiunto. Shakespeare ha aperto un nuovo varco nei cuori dei suoi interpreti e di chi da secoli assiste alla messinscena dei suoi testi. Si tratta del terzo lavoro di ricerca dei ragazzi della Dogaia intorno all’opera shakespeariana, dopo “Hamlet’s Dream” e “Studio su Macbetto”. Ancora una volta questo autore è attualissimo, parla di noi. Merito anche degli attori, i quali hanno dimostrato completa dedizione per la scena, facendo uno studio approfondito dei personaggi e avendo una cura meticolosa della gestualità e dei movimenti, al pari dei professionisti. «Se vuoi fare l’attore ti immergi, ti svesti, ti trasformi», chi parla è da sette anni alla Dogaia e nello spettacolo passato è stato ottimo interprete di Amleto: «Volevo fare un personaggio positivo», ma poi gli è toccato Iago. E allora si è completamente calato nella parte, ha lavorato sulle cause che generano odio e sul rapporto violento che questo personaggio ha con la moglie Emilia (l’attrice Ilaria Cristini) dando nuovamente prova di essere un attore viscerale.

h2Otello_17_440Successivamente torna a parlare il giovane che ha interpretato Otello, da tre anni in carcere: «Hanno tirato fuori una parte di me che non conoscevo». Durante la messinscena è riuscito ad attraversare con pathos, spesso senza l’ausilio delle parole, le fasi che hanno assalito Otello fino alla disperazione finale. Gli viene chiesto in che modo è entrato nella parte: «Devi mettere tutto te stesso, io mi stacco da tutto e cerco di vivere quella scena» e spiega che solo così ha avuto il coraggio di dare veramente lo schiaffo a Desdemona (interpretata da Alessia Brodo, attrice di Metropopolare). Qualcuno di questi attori ha scelto per caso di seguire il laboratorio teatrale, magari sotto suggerimento della psicologa, come il Narratore che precedentemente (in un altro carcere da cui è stato trasferito) si era interessato di musica, ma solo alla Dogaia ha scoperto il teatro: eppure è stato lui ad accogliere il pubblico e introdurlo nella storia di Otello e Desdemona rivelando grande dimestichezza e anche ottime doti fisiche.

h2Otello_14_440Nella palestra del carcere si è svolto un rito. Litri d’acqua hanno allagato il pavimento, una goccia per volta, come il sospetto che si è insinuato lieve nella testa di Otello, poi con interi bidoni rovesciati quando ormai quel piccolo tarlo si è trasformato in gelosia e in furia omicida. Alla recitazione asciutta, resa con un linguaggio moderno e immediato, si affiancano immagini corali di distruzione e di morte, ma anche qualche scena più leggera e ironica. Alla fine pubblico e attori si incrociano in questo spazio “neutro”, mangiano e bevono qualcosa insieme, laddove ognuno sembra interpretare ancora un ruolo. Dopo qualche minuto si torna alla vita quotidiana, chi dentro, chi fuori. Tutti arricchiti da questo magico incontro.

PRATO – Casa Circondariale La Dogaia, 23 maggio 2014

Mariagiovanna Grifi

H2OTELLORegia: Livia Gionfrida; Autore: da Shakespeare; Collaborazione artistica: Ilaria Cristini, Marco Serafino Cecchi; collaborazione al progetto: Alessia Brodo, Giulia Aiazzi; scene: Alice Mangano. Interpreti: Eric Agbontaen, Asad Asamis, Alessia Brodo, Domenico Canizzaro, Ilaria Cristini, Robert Da Ponte, El Mounim Ayoub, Edmond Gjinkolaj, Ervis Hibraj, Gerti Imamaj, Mustafa Jarmonni, Raffaele Miano, Dieu Merci Ndoudi, Rodrigo Romagnoli, Entel Salaj, Domenico Tarantino, Grzegorz Wojdylo.