A Contemporanea Festival 2017 l’ultimo atto della trilogia sull’Europa del regista svizzero.

Tra gli appuntamenti più attesi di Contemporanea Festival 2017 c’era indubbiamente quello con la prima nazionale di “Empire” di Milo Rau, fondatore della compagnia teatrale e cinematografica International Institute of Political Murder (IIPM) e recentemente definito dalla stampa «il regista più controverso della sua generazione», ma anche «il più richiesto d’Europa». L’artista svizzero, che durante la scorsa edizione del Festival aveva presentato “Five easy pieces”, uno sguardo dalla parte dei bambini sulla storia del serial killer belga Marc Dutroux, era già stato apprezzato dal pubblico pratese sia per la sua delicatezza ed efficacia nell’affrontare complesse problematiche sociali e politiche, sia per la sua particolare tecnica artistica, che fa dialogare il corpo vivo dell’attore con la ricostruzione filmica degli eventi e i primi piani cinematografici.

Una tecnica utilizzata anche in “Empire”, tappa finale di una trilogia sull’Europa iniziata nel 2013 con “The Civic Wars” e proseguita con “The Dark Ages”. Teatro politico dunque, che si impegna nella ricerca della verità sin dalla scelta degli attori, accuratamente selezionati in base alla loro biografia. Quattro nel caso di “Empire”, e tutti di pregevole valore espressivo: Ramo Ali, curdo iracheno oggi rifugiato in Germania, Rami Khalaf, siriano residente a Parigi, Akillas Karazissis, greco di origini russe, e Maia Morgensern, curda di origini ebree. Le loro vite sono una testimonianza diretta delle frontiere europee (reali e mentali), ma anche di tragedie antiche e conflitti di lunga durata che dimostrano come fughe, esili, privazioni e violenze affondino le proprie radici nella storia. E il fatto che qualcuno abbia percepito le loro parole come ovvietà è segno di quanto ci siamo ormai abituati a convivere, o forse a tapparci gli occhi, di fronte alla sofferenza data dal mancato rispetto dei diritti degli altri.

Non a caso la scena iniziale raffigura la facciata di una casa parzialmente crollata, forse abbandonata, sicuramente bruciata, come quelle che vediamo quotidianamente nei telegiornali durante le cronache di guerre neanche troppo lontane. All’inizio dello spettacolo gli attori la fanno ruotare svelando un’anonima cucina, come tante ce ne sono in Europa e in Medio Oriente. In quell’intimo ambiente ciascuno parla la propria lingua e racconta il proprio vissuto: le origini, l’esilio, i lutti, i ritorni a casa. Gli attori si rivolgono a noi attraverso una telecamera che riflette i loro volti, ingranditi e in bianco e nero, su uno schermo alle loro spalle e che sovrasta la scena. Se ci permette di cogliere la lor straordinaria mimica facciale, facendoci apprezzare anche il più piccolo movimento dei muscoli, nello stesso tempo moltiplica all’infinito le loro parole di dolore. Perché quello è un dolore condiviso da molti.

Prato – TEATRO FABBRICONE, 23 settembre 2017.

Lorena Vallieri

EMPIRE – Milo Rau, IIPM – International Institute of Political Murder

Concetto, testo e regia: Milo Rau. Testo e performance: Ramo Ali, Akillas Karazissis, Rami Khalaf, Maia Morgenstern. Drammaturgia e ricerca: Stefan Bläske, Mirjam Knapp. Scenografia e costumi: Anton Lukas. Video: Marc Stephan. Musiche: Eleni Karaindrou. Sound design: Jens Baudisch. Produzione: IPM – International Institute of Political Murder in cooperazione con Zürcher Theater Spektakel, Schaubühne am Lehniner Platz Berlin e Steirischer herbst festival Graz. Sponsorizzato da The Senate Administration for Culture and Europe in Berlin, Capital Culture Fund Berlin, Pro Helvetia e Migros Cultural Center.