Al Teatro delle Arti all’assolo coreografico di Eleonora Chiocchini segue il monologo teatrale di e con Leonardo Capuano.

«La vita mi spaventa, nei sogni faccio tutto».  “Elettrocardiodramma” di Leonardo Capuano riguarda un’esperienza acuta e attenta che sfrutta l’espediente dell’ironia per far passare il messaggio di un’angoscia di vivere nella solitudine. Lo spettacolo segue “Frane”, i 18 minuti di interpretazione coreografica Eleonora Chiocchini, sul palcoscenico del Teatro delle Arti di Lastra a Signa: non c’è solo un cambio di genere (dalla danza al monologo teatrale), ma uno spostamento di luogo della rappresentazione, in uno spazio più intimo e raccolto, quello del piano superiore del teatro, riadattato a luogo per la rappresentazione attraverso una tenda e pochi essenziali elementi scenografici.

Sebbene si tratti di un monologo, sul piccolo palcoscenico è presente un tavolino “apparecchiato” con due bicchieri e due seggiole che fanno inevitabilmente pensare alla presenza di un altro soggetto oltre all’attore che recita. Lo spettatore è costantemente sollecitato, già da questi elementi, ad immaginarsi il soggetto con cui sembra dialogare il protagonista che per tutta la rappresentazione si sdoppia in una vera e propria conversazione con un altro da sé. Una costante dicotomia di elementi coesistono fin dalla stessa figura del Capuano che entra in scena vestito da donna, nonostante non ricordi affatto l’essere femminile, ma che attraverso questa immagine evoca solamente il bisogno di rendere evidente un contrasto. Egli porta in scena un personaggio balbuziente che parla molto, ma a fatica, così da comunicare immediatamente un disagio. Una figura tragicomica che permette di riflettere su certi tormenti che si accumulano silenziosamente nell’animo umano. La rappresentazione è un elogio al dialogo come espressione di salvezza. Ma Il bisogno di comunicare un problema può permettere davvero l’alleggerirsi dai pesi interiori, dalle paure e da un diffuso male di vivere? Forse no. Ecco perché il protagonista, va addirittura alla ricerca di un miracoloso medicinale che possa placare certe inquietudini come farebbe un buon sciroppo con una tosse cattiva. Si attacca anche alla superstizione, alla magia per trovare l’antidoto che guarisca gli affanni.

Le risposte ad una messa in scena di questo tipo spaziano dalle risate a crepapelle a momenti di commozione, poiché l’attore sfrutta un’ampia gamma di emozioni che riesce a trasmettere al suo pubblico, contagiandolo. La dichiarazione d’amore che il protagonista rivolge all’immaginaria amata è uno dei momenti più suggestivi di “Elettrocardiodramma” proprio per  la genuinità con cui egli rivela il suo sentimento, che si distingue soprattutto per il delicato climax con cui si confessa, rivelando così di possedere, se non delle risposte, almeno dei sentimenti autentici. La rappresentazione mette a fuoco il tema della solitudine; l’isolamento e il bisogno di un dialogo portano alla naturale “costruzione” di un interlocutore verso cui rivolgersi, anche se non esiste se non nell’immaginario di chi si ritrova davvero solo. La “conversazione” può snodarsi attraverso figure che vengono rievocate, come la madre o la donna amata, ma anche con tutti quegli individui che riescono a convivere in uno stesso corpo fisico: il sé coraggioso, quello spaventato, il timido, lo spavaldo, l’esperto o l’insicuro.

I diversi stati d’animo e le molteplici personalità, che risiedono tutte nella stessa figura, sono caratterizzate anche da movimenti corporei di richiamo al temperamento che si intende esprimere; l’agitazione, per esempio, si manifesta anche attraverso il piede che batte ripetutamente al pavimento, la ricerca di risposte con delle corse che generano affanno, i sentimenti più intimi, invece, con dei moti quasi impercettibili tanta la paura di manifestarli. Leonardo Capuano mette in scena, una storia intima ma di grande intensità proprio perché trattata con apparente leggerezza, temi che vanno oltre il tempo ma fanno parte dell’uomo nonostante la sua continua evoluzione. Resta da domandarsi se, visti gli sforzi per approdare se non altro a qualche vaga ipotesi alle più diffuse inquietudini, non sia poi più utile mettere da parte una ricerca che si orna di soli affanni. Quando si giunge ad un accumulo di interrogativi la maggior parte dei quali restano irrisolti, sarebbe più opportuno resettare la quantità di dubbi e forse, perché no, ripartire da zero e iniziare dalla domanda numero uno: «e se fossimo qualcosa che non esiste?».

Lastra a Signa (FI) – TEATRO DELLE ARTI, 17 aprile 2015.

Laura Sciortino

ELETTROCARDIODRAMMADi e con: Leonardo Capuano; Assistente alla regia: Elena Piscitilli; Luci: Corrado Mura; Organizzatrice: Valeria Oriani; Produzione: 369 gradi – Armunia.