Adriana Borriello al Cango con le “Variazioni Goldberg” di Bach.

Un pianoforte, due figure poste specularmente, luci asettiche, una sala vuota; sullo sfondo, colonne che rimandano a una statuaria scena fronte e, sul leggio del piano, uno spartito aperto sulle “Variazioni Godberg” di Johan Sebastian Bach. Sabato 6 ottobre 2018, nell’ambito del festival La Democrazia del Corpo curato da Virgilio Sieni, Adriana Borriello e Gilda Buttà portano “Duo Goldberg” nello spazio scenico del Cango. Un boato nel silenzio, bianco e nero, luce e oscurità, irrazionalità artistica e complessità matematica bachiana: immagini non contrapposte ma complementari così come le due creatrici/esecutrici della musica e della danza le quali si incontrano per quasi coincidere.

La democrazia è soprattutto dell’anima: il corpo della Borriello sembra mosso da istinti, passioni, sussulti di un fuoco invisibile che vive dentro di lei. La fisicità è costruita su membra modellabili da un sentimento interiore capace di scegliere cosa fare del proprio involucro. Questo nucleo vitale non è mosso dalla musica di Bach ma è esso stesso musica: le “Variazioni Goldberg” sono eseguite al pianoforte, tramite una sapiente e ragionata diteggiatura, e in danza, in virtù di un lungo lavoro sul corpo fatto da Adriana Borriello. Il movimento coreografico diventa un altro aspetto della musica, un modo alternativo di mostrare la melodia, il ritmo e la variazione. Le dita della pianista muovono i tasti bianchi e neri della tastiera che, a loro volta, agitano martelletti che percuotono corde: è quello che si vede quando la luce fa sì che questo meccanico e magico marchingegno si rifletta sulla coda dello strumento aperto. La stessa musica infesta lo spazio scenico attraverso un corpo-marionetta che, agitato dalla fiamma suddetta, esprime sensazioni sia personali che oggettive. Si spiega così il titolo “Duo”: meccanismo perfetto ma non freddo perché contornato da quell’aura che è propria di un teatro sì sperimentale ma mai casuale. Come spiega la pianista Buttà, “Si tratta di un vero e proprio concerto, in scena solo due strumenti: un pianoforte e un corpo”.

È evidente in Adriana Borriello l’esperienza con Anne Teresa de Keersmaeker e con la compagnia Rosas, riferimento fondamentale nel panorama mondiale della danza contemporanea. Anche se in “Duo Goldberg” si colgono un’originalità e una maturità singolari, la forte consonanza con la musica, il gioco di ombre a sdoppiare le personalità in scena e l’abbigliamento, simbolo di una femminilità fresca, pulita e intraprendente, rimandano a episodi come “Rosas Danst Rosas” (a cui la giovane Borriello prese parte) e “Fase”. Quanto a Bach, la sua musica rappresenta notoriamente una sfida per pianisti e danzatori contemporanei, un’operazione ardua tra sfare e disfare, comporre e scomporre, eseguire, memorizzare, fissare e improvvisare. La sua è una composizione, per dirlo con la Borriello, dalle “Forme perfette, entro cui scorre il puro flusso della vita e la trascende. Affonda nell’umano e rivela l’oltre, la perfezione che si cela nell’attenta cura del piccolo: dettaglio su dettaglio, la trama di suoni ordita con rigore assoluto dentro la regola. Esplorata fino ai suoi confini estremi. Penetra nei luoghi più remoti dell’essere e svela la sua essenza”. Ne emergono: timidezza, dolore, estro, ingenuità infantile, sensualità, aggressività, spensieratezza, malinconia.

Firenze – CANGO, 7 ottobre 2018.

Benedetta Colasanti

Duo GoldbergInterpreti: Adriana Borriello (danza), Gilda Buttà (pianoforte); coreografia: Adriana Borriello; musica: Johan Sebastian Bach; consulenza musicale per la coreografia: Giovanni Bacalov; disegno luci: Giovanni Marocco; assistente alle prove: Valeria Diana; costumi: Morfosis; produzione: Compagnia Adriana Borriello, Atacama Onlus; foto: Salvatore Pastore; in collaborazione con Napoli Teatro Festival, AMAT & Civitanova Danza, DanceHaus, Lavanderia a Vapore/Piemonte dal Vivo.